giovedì 20 luglio 2017

Serie "Battiato & Friends Special Fan Collection" n. 60 (Serie "Bootleg" n. 247) - Franco Battiato - "Battiato Pollution Happening", 2 maggio 1973


FIRST TIME ON THE WEB


E' con reale e per nulla celata emozione (direi addirittura commozione) che mi accingo, un po' intimorito dall'importanza del ritrovamento, a scrivere questo post: stiamo per presentarvi una rarissima registrazione, dall'enorme importanza storica (e non sto scherzando), del primo Battiato. Sebbene la qualità sonora sia mediocre (il nostro grande amico Antonio LM ha tentato un'opera di ripristino del nastro, cercando di alzare un po' la voce), signori miei, qui ci troviamo veramente di fronte ad un reperto fondamentale per il rock progressivo italiano: per la prima volta, grazie al munifico e davvero pieno di sorprese amico Osel, emerge dalle nebbie fitte del passato una testimonianza del "Pollution Happening", ovvero il tour che Battiato effettuò pochi mesi dopo la pubblicazione del suo secondo album. Siamo nel periodo più tumultuoso del grande artista siciliano (lui stesso parlerà successivamente di "gran bisogno di pulizia interiore: quel genere di musica e di pubblico era pericolosissimo"), tanto che ne seguì una crisi spirituale e musicale, che sfociò infine nella registrazione di "Sulle corde di Aries", disco considerato dall'artista stesso "terapeutico". Ebbene, amici miei, tutto questo traspare con chiarezza ascoltando questo magnifico reperto. L'energia scatenata e messa in campo è assolutamente incredibile: in un'unica suite di 45 minuti (che abbiamo ribattezzato "Hard Prog Suite", viste le sonorità che la caratterizzano) i musicisti propongono, tutto d'un fiato (con una violenza che troverà epigoni solo nel punk, ascoltate per credere), praticamente l'intero album "Pollution", alcuni piccoli inserti da "Fetus" e, tenetevi forte, il singolo "La covenzione/Paranoia". Il tutto, come già dicevamo, senza alcuna presentazione parlata o pausa tra i brani, che ritroviamo tutti rimontati in un'unica suite, con divagazioni caratterizzate da stralunati assoli di synt (come si poteva immaginare) ma anche da potentissimi riff e assoli di chitarra, con un furore ed un'energia hard rock certamente unica nella carriera del maestro (chissà se, per qualche mistica via, potrà pervenirgli questa registrazione: darei un  rene per sapere cosa ne pensa oggi).


Battiato Pollution Happening:

01 - Hard Prog Suite : Fetus / Improvvisazioni / Ti sei mai chiesto quale funzione hai? / 31 dicembre 1999 / La convenzione / Improvvisazioni / Areknames / Plancton / Meccanica / Improvvisazioni (Guitar solo) / Beta / Paranoia / Improvvisazioni (Guitar/synt solo) / Finale Beta cut tape
02 - Il silenzio del rumore
03 - 31 dicembre 1999/La convenzione
04 - Intro/Areknames
05 - Plancton/Meccanica/Guitar solo
06 - Beta/Paranoia/Improvvisazioni/Finale Beta


Ragazzi, fare una descrizione di queste registrazioni è impresa davvero ardua, visti i molteplici motivi di interesse in esse contenuti. Penso sia, cronologicamente parlando, la più vecchia testimonianza di un intero set dell'artista mai uscita dai cassetti del tempo, e giudico un onore oggi trovarmi qui a pubblicarla sul blog (in anteprima assoluta sul web, sia merito e lode eterna al nostro benefattore Osel). Poco importa davvero se la qualità del nastro è mediocre (tendente al discreto in alcune parti): la possibilità di tuffarsi, a 44 anni di distanza, nel furore del "Pollution Happening" è davvero troppo golosa per fare gli schizzinosi, e se avrete la bontà di ascoltare (non dubito che lo farete), capirete subito cosa intendo. Mi limiterò qui a citare alcuni momenti topici, a mio giudizio, della suite di 45 minuti cha apre questo bootleg. ma non ho alcun dubbio che ognuno di voi troverà motivi di interesse per le varie parti che compongono questa incredibile gemma (amo il primo Battiato e di fronte a questo reperto non riesco davvero a frenare l'entusiasmo, scusate dunque l'enfasi, che spero non giudicherete eccessiva).

La suite si apre con l'unica registrazione di cui si abbia notizia di "Fetus" eseguita dal vivo, con le voci di bimbo che "cresce" all'inizio: subito dopo parte una divagazione al synt di alcuni minuti, tanto per farci capire da subito che il tenore psichedelico è davvero alto ("vi consiglio di munirvi di anti-acidi", ebbe a dire l'artista in un concerto molti anni dopo). Diversi minuti di delirio più tardi, dopo la psicanalizzante "Ti sei mai chiesto quale funzione hai?", piombiamo improvvisamente nel pieno furore elettrico e in una delle parti più decisamente hard rock della suite, con il riff sanguigno di "31 Dicembre 1999" che, senza alcuna continuità, si trasforma nella bellissima "La convenzione" (ad ascoltarle così sembra quasi che fossero pensate per essere registrate in questa sequenza, ma chi lo potrà mai dire?). Gustatevi, tra il minuto 13:50 e il minuto 14:05, come con estrema naturalezza il riff di chitarra diventa, appunto, quello de "La convenzione". Brividi sulla schiena friends. Tra altre torrenziali  improvvisazioni ed un'esecuzione sempre supersanguigna di "Areknames", con assolo di chitarra finale, senza sapere nè perchè nè percome precipitiamo di colpo sul fondo del mare, con la bellissima "Plancton", un altro dei pezzi mai sentiti live, come del resto la seguente "Meccanica", qui super tagliente  e anch'essa dominata dalla chitarra, con un torrenziale assolo alla fine da infarto, pare quasi di trovarsi di fronte ai Deep Purple!! Il tema di "Meccanica", ripreso alla fine, ci ricorda dove eravamo rimasti, per essere pronti a nuovi viaggi, che subito verranno, senza alcuna tregua. Ed infatti eccoci a vagare nel brodo primordiale di "Beta", ma il percorso sonoro questa volta è differente: il nostro, dopo essere stato "felice di essere un beta" ed essersi fatto ubbidire "dai gamma e dai delta", afferma più volte "la violenza non ho nella mente!", con sempre maggior decisione e rabbia, per introdurre paradossalmente l'invece violento riff di "Paranoia". Anche questo pezzo viene dilatato nel finale con un potente assolo di chitarra. Altri minuti di improvvisazioni e suoni spaziali al synth ci conducono verso la fine di questa incredibile prima parte del dono di Osel: come terminava l'album "Pollution", sentiamo le note del corale "Doch, Königin!" di J. S. Bach, purtroppo qui troncata. Finisce così in gloria questa incredibile suite, e questo impensabile viaggio nel passato. Non possiamo che essere eternamente grati al nostro anfitrione Osel per averci portato con lui nel 1973.

Un discorso a parte meritano gli altri brani: di qualità sonora leggermente superiore, sono quasi tutte riproposizioni dei brani presenti nella suite, separati in 5 differenti files: inizialmente avevamo pensato venissero da un tentativo di rieditare la suite suddividendola in brani diversi. Ma in questo caso ne mancherebbero diverse parti (tra cui molte improvvisazioni): se mettiamo insieme i 5 brani non arriviamo a 35 minuti di durata, mentre la suite ne conta ben 45. Inoltre sembrerebbero esserci delle differnze tra le varie versioni, se ascoltate attentamente e confrontate direttamente. In ogni caso, per stare sicuri, noi le abbiamo incluse, dite anche voi che ne pensate. Abbiamo provato a chiedere delucidazioni ad Osel, insieme a qualche ricordo del concerto. Se proseguirete nella lettura forse verremo a capo dell'arcano (forse)...


Ecco qualche ricordo della serata direttamente dal nostro amico Osel: "All'epoca miscelavano i pezzi e improvvisavano molto, con un piglio psichedelico e hard rock quasi alla Hawkwind, poi sul finale del concerto uscivano sul palco lunghi palloncini a salsicciotto di diversi metri, con l'effige di Battiato che venivano gettati sul pubblico. Era un concerto tirato, con riff di chitarra mozzafiato e i sintetizzatori che impazzavano, il "sintetista" saltava letteralmente da una parte all'altra del tavolo con gli strumenti... Uno spettacolo. Prima di Battiato si esibiva Claudio Rocchi in acustico, alla luce di candele e fra mille incensi... Bei ricordi, peccato che all'epoca ci fosse un pubblico esiguo. Per me è stato forse il miglior tour di Battiato a parte, forse, alcune performances da solo alle tastiere. Chissà se il maestro ha nel cassetto qualche registrazione ufficiale di quegli anni..."

A proposito del mistero sugli altri brani, ecco cosa Osel ci ha fatto a più riprese (mail) sapere: "francamente non so che dire, all'epoca registrammo sia padova che a reggio, poi la cassetta di reggio è scomparsa. Può anche essere che, nei vari passaggi fra cassette, un paio di pezzi di reggio siano finiti lì, dubito però. Non mi capacito dei due file che riprendono pezzi già fatti: o sono dal concerto di reggio, o li suonò due volte, visto l'esiguità del repertorio. Io per una parte del concerto rimasi a fianco palco con Claudio Rocchi e non mi ricordo tutti i dettagli. Un amico, che era con me all'epoca, dice che dovrebbe essere tutto lo show di padova... Boh!"

Come to the Pollution Happening !!

Post by Captain & Osel, hyper rare music by Osel, covers and remix by Antonio LM


mercoledì 19 luglio 2017

Francesco Messina - La vera storia di Kass Kass il piccolo scoiattolo (1982) & Medio Occidente (1983)


Primo lavoro a quattro mani (almeno per me) con l'amico Antonio LM, che ha il merito di avere già fornito preziosi contributi alla Stratosfera (l'ultimo in ordine di tempo il doppio Battiato live 1982), corredati da recensioni precise ed erudite, come nel caso in esame. Questa volta è di scena Francesco Messina, autore di due album a suo nome, "La vera storia di Kass Kass il piccolo scoiattolo", pubblicato dalla CGD nel 1982 e "Medio Occidente", pubblicato dalla Casablanca nel 1983. Come ci ricorda Antonio nella sua recensione, ricca di dettagli, oltre a questi due dischi, Francesco Messina aveva condiviso con Raul Lovisoni, nel 1979, quello splendido album sperimentale intitolato "Prati bagnati del Monte Analogo", già postato sulla Stratosfera.

Il mio modestissimo contributo termina qui, La parola ad Antonio LM.


Francesco Messina - La vera storia di Kass Kass
 il piccolo scoiattolo (1982)


TRACKLIST:

01. Parte uno
02. Parte due


Sull'onda del grande successo ottenuto da Franco Battiato nei primi anni Ottanta, alcune case discografiche aprono la porta a progetto inusuali riconducibili in qualche modo all'artista siciliano. Prodotti di qualità e intelligenza, creati dai suoi più stretti collaboratori. Tra loro anche Francesco Messina: grafico dal talento smisurato, scrittore ispirato, musicista per diletto suo e degli ascoltatori allenati alle delizie delle sette note.

Dopo aver pubblicato a quattro mani con Raul Lovisoni un bel disco di musica ambient/sperimentale, "Prati bagnati del Monte Analogo", l'artista friulano incide, in collaborazione con Henry Thommamson, "La vera storia di Kass Kass il piccolo scoiattolo". Attenzione perché, per i pochi che non lo sapessero, Henry Thommason è il maestro spirituale di Battiato e di Messina. Allievo diretto di Gurdjeff, persona davvero cruciale per la crescita verticale di questi artisti. Thommason produce una fiaba apparentemente semplice, per bambini e per adulti. Il senso del progetto lo spiega benissimo nelle argute note di copertina lo stesso Messina


I narratori sono Antonio Maria Magro e Ileana Bellini. Le musiche vengono eseguite, oltre che da Francesco Messina, da due tastieristi d'eccezione: Michele Fedrigotti e Danilo Lorenzini. la produzione è affidata a Franco Battiato. Tutti nomi che aderiscono in pieno al progetto. Le musiche sono molto gradevoli, funzionali alla narrazione ma capaci di suggestioni davvero pregevoli. Il progetto era funzionale al sostegno del WWF.



Francesco Messina - Medio Occidente (1983)


TRACKLIST:

01. Marcia di Kioto
02. Harem
03. Uffici del 126° piano
04. Russian Tea Room (Francesco Messina, Roberto Cacciapaglia)
05. Plaza Tonal
06. Fine Novecento
07. Club Mediterranèe
08. Comunicazioni interne

Bonus track

09. Zone d'ombra (lato B del 45 giri "Harem", 1983 - inedito su LP)



FORMAZIONE

Basso – Stefano Cerri 
Batteria – Donato Scolese 
Chitarra – Alberto Radius (tracks 2, 5, 7) 
Tastiere, Synth – Filippo Destrieri, Francesco Messina, Michele Fedrigotti,
 Tawny Bergonzi 
Percussioni, batteria – Bruno Bergonzi 
Violino – Giusto Pio (track 8) 
Voci – Carole McGrath, Francesco Messina, Franco Battiato (tracks 6, 7), Mino Di Martino (track 1), Marilyn Turner, Saro Cosentino (track 4), Vincenzo Manno 


Passa appena un anno e Francesco Messina si presenta nel 1983 con "Medio occidente". Un condensato di musica minimalista, pop, elettronica, world e ambient. Forse, se proprio si dovesse trovare un difetto a questo lavoro, il limite risiede nel non aver messo a fuoco nessuno di questi aspetti, risultando alla fine un po' dispersivo. Dettagli. In realtà siamo al cospetto di un lavoro eccellente. Ascoltare per credere.

Ecco come l'autore di "Medio Occidente" ne narra la genesi e le vicissitudini nel bel libro "Ogni tanto passava una nave - viaggi e soste con Franco Battiato": "Tra una copertina e l'altra, mi arrivò anche la straordinaria concessione di pubblicare un album tutto mio. (...). Mi ero ripromesso di tenere anche un occhio sulla produzione di Mike Oldfield che con inusuali brani strumentali era finito in cima alle classifiche di mezzo mondo. Ma poi, come sempre, emerge il fatto che ognuno sa fare quel che sa fare. Infatti non andai oltre il genere che avevo sempre praticato: cose molto rarefatte, quasi atmosferiche. Chiesi a Battiato e a molti altri amici di partecipare. Franco mise la sua voce e saggi consigli pesi e misure e molti amici come Giusto Pio, Stefano Cerri, Roberto e Giada Cacciapaglia, Alberto Radius, Filippo Destrieri, Michele Fedrigotti, Mino Di Martino diedero il loro contributo nelle varie tracce


Risultato: apprezzamento & delusione generale da parte dei grandi capi Polygram. Tradotto in parole semplici: congratulazioni per la qualità di quello che avevo registrato, ma preoccupazione per la poca commerciabilità di quell'album. Dato che, come tutti i designer per bene, ero stato educato a un grande senso di rispetto per i committenti, accettai le loro osservazioni e cominciai a inserire qualche ritmica e qualche melodia in più. Nuovo risultato: né carne né pesce....".

Infine, due parole sulla copertina. "Trovai per caso un santino riproducente la figura di una giovane madonna sexy, con tanto di rossetto. Una delle cose più contraddittorie che avessi mai visto. Ottenute le autorizzazioni, lo usai subito per la copertina".

Considerazione dell'autore a parte, c'è da dire che "Medio Occidente" è un disco davvero molto gradevole. Aggiungiamo come bonus track il brano "Zone d'ombra", lato B del singolo "Harem" inedito su cd. Ulteriore tassello che conferma il mosaico sonoro di Francesco Messina, uomo dal multiforme ingegno! Buon ascolto... volendolo :-)


Link Kass Kass
Link Medio Occidente

Post by George - Music & Words by Antonio LM (thanks)
Si ringrazia Stefano Abulqasim per "Zone d'ombra"

martedì 18 luglio 2017

Serie "Battiato & Friends Special Fan Collection" n. 59 (Serie "Bootleg" n. 246) - Franco Battiato - 1982 - La Voce del Padrone Tour - Cassano Magnago, 18 settembre 1982


TRACKLIST DISC 1 :

01 - Giardino segreto (Giusto Pio)
02 - Totem (Giusto Pio)
03 - Aria di un tempo (Giusto Pio)
 04 - Legione straniera (Giusto Pio)
05 - Summer on a solitary beach
06 - Il re del mondo
07 - Magic shop
08 - Venezia Instanbul
09 - Le aquile
10 - Arabian song
11 - L'era del cinghiale bianco
12 - Up patriots to arms


Il giorno prima la RAI aveva ripreso il concerto all'Arena di Verona.. ma il tour de "La voce del padrone" non conosce sosta. Così Battiato e la sua band proseguono inarrestabili alla conquista delle piazze, degli stadi e delle superclassifiche. Il documento che presentiamo (non in esclusiva, poichè credo sia stato già edito da qualche sito che vorrei citare, non appena sarà possibile) fotografa l'intero concerto, ovvero comprensivo delle introduzioni affidate a Giusto Pio e i bis.

Le note dall'album "Legione straniera" aprono il concerto confermando un mondo sonoro davvero inusuale per le platee pop. A Cassano Magnago è un rito che si ripete. "Summer on a solitary beach" apre il set con la presenza di Battiato. Poi alcuni estratti dagli album precedenti che, via via, diventano sempre più patrimonio musicale di molti italiani.




TRACKLIST DISC 2 :

01 - Gli uccelli
02 - Sentimento nuevo
03 - Cuccurucucu
04 - Bandiera bianca
05 - Segnali di vita
06 - Centro di gravità permanente
07 - Strade dell'est/Frammenti
08 - Stranizza d'amuri
09 - Prospettiva Nevskj
10 - Areknames


Nella suddivisione operata per questo blog, i pezzi dell'album "nuovo" sono quasi tutti nel secondo cd. Un trionfo che scatena reazioni anche scomposte, se è vero che più volte Battiato rimprovera il pubblico che, tra mille applausi, non risparmia anche il lancio di pietre sul palco.... La conclusione vede un ripescaggio interessante di "Stranizza d'amuri" e "Prospettiva nevskj". Il finale, come da copione, riporta agli anni Settanta con "Areknames".

Spendere 2 parole per la band è doveroso. Giusto Pio è molto più che uno strumentista. E' autore, arrangiatore, artista nel senso alto del termine. Filippo Destrieri resta il mago delle tastiere che tutti conosciamo. Toni Dresti al basso e Donato Scolese alla parte ritmica danno il loro contributo di spessore per un tour che è entrato nella storia della musica italiana. La qualità audio è dignitosa ma non ottimale.

Buon ascolto, indovinate un po', se lo vorrete!
ALM




Post by Captain & Antonio LM

domenica 16 luglio 2017

Serie "Historic prog bands live in Italy" - Capitolo 30 - John Mayall & The Bluesbreakers - Live in Sporting Club Santhia - 16 Dicembre 1982

Per la serie "Historic prog bands live in Italy", a dispetto del titolo,  sconfiniamo questa volta nel blues rock classico, con un vero maestro quale John Mayall, in compagnia di una formazione dei Bluesbreakers "all-star", come potrete leggere (ed ascoltare). Lascio ora la parola a Ilario, ringraziandolo e scusandomi pubblicamente con lui per la lunghissima attesa.

DISC 1

Intro band
2 - Rock in the pocket
3 - Oh, pretty woman
4 - Sitting here alone
5 - Catfish blues
6 - I shuld know better
7 - Howlin moon

DISC 2

Checkin' up on my baby
2 - Italiano style
3 - You never can be trusted
4 - The dark side midnight
5 - Room to move
6 - Ridin' on the Santa Fè (encore)


Ritengo John Mayall una star di prima grandezza che a mio parere si può annoverare tra i grandissimi del musica, insomma uno di quelli che lasceranno una traccia, tanto per capirci alla stregua di Hendrix, di Jim Morrison, Bowie, Ray Charles, e altri grandissimi che non sto ad elencare, personaggi come si suol dire da far tremare veramente le vene e i polsi.

Che posso dirvi del grande Mayall? In pratica raccolse il testimone di grande Bluesman da un altro grande del blues britannico, tale Alexis Korner del quale Mayall fu seguace. La sua fama ebbe inizio quando fondo i Bluesbreakers, una formazione che negli anni ha subito moltissime variazioni, rivelandosi fucina di grandissimi talenti tra i quali spicca Eric Clapton ''slowhand'' il quale in seguito formo i Cream, altro gruppo che non ha bisogno di presentazioni e poi Peter Green (chitarra) e John McVie (basso) che insieme a Mick Fleetwood (batteria) e a Jeremy Spencer (chitarra) diedero vita ai Fleetwood Mac (quelli veri), inoltre Mick Taylor (chitarra) che diventerà il chitarrista degli Stones dopo la morte di Brian Jones. Questi tanto per citare i più famosi, ma ve ne sono tantissimi altri che sono cresciuti alla scuola di Mayall. Non cito titoli di album perchè la discografia è infinita, se non i più celebrati ossia: The Turning Point (live at Fillmore 1969), Jazz Blues Fusion (altro live del 1972) e infine l'ultimo che nonostante l'età (Mayall è del 1933) ha ancora lo spirito la voglia di mettersi in gioco: TalkAbout That uscito nei primi mesi dell'anno in corso (2017). John Mayall ha ormai una carriera lunga più di 50 anni, e una discografia che supera i 60 album. Consiglio di guardare un documentario che spesso Rai 5 manda in onda, dove ci si può fare un'idea del personaggio Mayall, e anche il concerto tenuto da in occasione dei suoi 70 anni, quindi ormai vecchio di 14/15 anni dove partecipano Eric Clapton, Mick Taylor e altri ex Bluesbreaker. Bluesbreakers che negli anni Mayall ha sciolto e ricomposto molte volte sempre scoprendo nuovi musicisti.


Tornando al concerto , quello che ti posso dire al riguardo è che seppi di tale concerto per puro caso, in quanto trovandomi a Biella il pomeriggio del 16 Dicembre 1982, trovai per terra la locandina che troverai all'interno del file, la quale annunciava appunto la performance del grande John per la sera stessa. Quindi mi misi in contatto con due miei amici e decidemmo di recarci al concerto. Riuscimmo a sistemarci in una posizione molto buona, eravamo a pochi metri dal palco per cui si vedevano benissimo i componenti della band ed apprezzarne i virtuosismmi. La band come hai potuto vedere era senza dubbio di qualità. Oltre naturalmente a John Mayall c'erano: Mick Taylor (chitarra ex Rolling Stones), Colin Allen (batteria, che ha suonato con molti dei piu' grandi), l'unica defezione rispetto a quanto annunciato nella locandina fu quella di John McVie (Fleetwood Mac, al basso), che fu sostituito (mi pare di aver capito ma non sono sicurissimo) da Steve Thompson.

La registrazione, anche se effettuata con registratore mono Phonola, risulta a mio parere di buona qualità. Questo lavoro è stato realizzato da me (Ilario - registrazione) e dall'amico Zuma66 che lo ha riveduto e corretto e rigitalizzato, (da nastro originale). Ciao.


LINK CD 1
LINK CD 2

Posted by Captain, everything else by Ilario

sabato 15 luglio 2017

Serie "Banco Special fan Collection" n. 25 (serie "Bootleg" n. 245) - Banco del Mutuo Soccorso live Piper 2000, Viareggio, 29.06.1972

First time on the web

Banco del Mutuo Soccorso al Piper 2000, Viareggio 1972

TRACKLIST:

01. Polifonia
02. R.I.P.
03. Il giardino del mago

Francesco Di Giacomo e Marcello Todaro, 1972

FORMAZIONE

Vittorio Nocenzi - tastiere
Gianni Nocenzi - pianoforte
Francesco Di Giacomo - voce
Marcello Todaro - chitarra
Renato D'Angelo - basso
Pierluigi Calderoni - batteria


Cari amici, qui c'è ben poco da dire. Questo concerto, sicuramente atteso dai completisti-feticisti come me, in quanto già annunciato nei commenti, fa il paio con quello che il Banco tenne a Cossato nello stesso anno (verosimilmente verso gennaio-febbraio) postato pochi giorni fa. Qui il Banco è catturato dal vivo al Piper 2000 di Viareggio il 29 giugno 1972, come conferma il ricco calendario dei concerti annunciati in quella stagione. Pur trattandosi di una registrazione "audience" (a proposito, se ascoltate con attenzione c'è una ragazzina che urla come ad un concerto dei Duran Duran) direi che  il suono è di buona qualità, tenuto conto della leggera vetustà del concerto. 

Vorrei ringraziare l'amico Marco Osel per questo ennesimo prezioso cadeau, visto che i file provengono dai suoi ricchissimi archivi sonori.  Aggiungo ancora una cosa: in considerazione del grande contributo che Marco Osel sta fornendo alla Stratosfera in termini di materiale raro e di pregio che ci ha inviato (e che ci invierà), il Capitano ed io abbiamo pensato di aggiungere in calce ad ogni post realizzato con il suo contributo un loghino personalizzato. Il merito va al nostro Capitano: il logo è opera sua. Un piccolo, ma significativo ringraziamento da parte del team della Stratosfera. Per tornare al nostro concerto, vediamo che è composto di soli tre brani (da una set list che ho trovato sul web mancherebbero all'appello Metamorfosi e Traccia - stessa scaletta di Cossato), ma non lamentiamoci. Queste tracce non sono mai apparse sul web prima d'ora e ciò rende il post ancora più prezioso. Buon ascolto

Il Banco in uno scatto fotografico del 1972

 

Music by Osel - Post by George - Logo Osel by Captain
(6 hands are better than 2)

mercoledì 12 luglio 2017

Two gems from two "new" bloggers: Mino Di Martino - 1984 - Alla periferia dell'impero & Albergo Intergalattico Spaziale - 2004 - Alchimia del verbo



Ultimamente, su imbeccata del caro amico George, ho invitato, tramite blogger, due collaboratori "indiretti" del nostro blog, di cui uno ormai davvero storico ed uno nuovo ma assai prolifico, ad apparire tra i collaboratori del blog, ovvero alla possibilità di postare direttamente i loro contributi. Sto parlando di Antonio "Battiato" LM (che spero mi scuserà se questo invito giunge così tardivo) e Marco Osel, che avete conosciuto ultimamente per dei contributi di altissimo valore, e molti ne verranno (ma davvero molti...). Era una cosa dovuta, e sono felicissimo di questo allargamento, così sancito anche formalmente, della famiglia stratosferica.

Per una magica alchimia, e qui si spiega questo mio preambolo, nello stesso giorno in cui sono stati invitati, Antonio e Marco mi hanno passato 2 contributi molto belli, di cui uno rarissimo davvero. Ma quello che rende particolare e portentoso questo "invio" è che entrambi gli album vedono coinvolto Mino Di Martino (mente dei Giganti e grande sperimentatore della prima ora), pur se nessuno dei due amici era al corrente dell'invio dell'altro. Insomma, magiche alchimie stratosferiche, che vanno celebrate assolutamente con un bel post collettivo di benvenuto.


From Antonio LM - Mino Di Martino - 1984 - Alla periferia dell'impero (vinyl rip)


TRACKLIST :

01 Domani
02 Giallo tropicale
03 Alla periferia dell'impero
04 Garçonniere
05 Basta con la musica giovane
06 Io sono l'europa
07 1984
08 Commissario fammi volare


"Alla periferia dell'Impero" è un album pubblicato nel 1984 da Mino Di Martino. Leader dei "Giganti" nel decennio dei Settanta, ma anche sperimentatore di suoni nel gruppo del Telaio Magnetico, a fianco di Battiato, Camisasca, Vaccina, Mazza e la di allora compagna Terra Di Benedetto. Proprio con Terra, Di Martino proseguirà lungo un cammino di avanguardia  che porterà ai lavori denominati "Albergo intergalattico spaziale". Poi collaborazioni di prestigio con Giuni Russo e Alice (per la quale musicherà alcune liriche di Pasolini con grazia impagabile), fino al cd in compagnia di Saro Cosentino, "Tv Dinner" per concludere, finora, col progetto del gruppo "Ilcompleannodimary".

Insomma, un personaggio e un artista di grande interesse. Il long playing in questione rappresenta un unicum, essendo composto da canzoni abbastanza tradizionali (se così si può dire), ma comunque originalissime per testi e musiche. Il sound, inutile negarlo, è quello del Battiato esploso con "La voce del padrone". Un breve sguardo ai musicisti che hanno contribuito a creare questo lavoro dissiperà eventuali dubbi:

Mino Di Martino - voce, tastiera
Stefano Cerri - basso
Alberto Radius - chitarra
Filippo Destrieri - tastiera
Paolo Donnarumma - basso
Alfredo Golino - batteria
Franco Graniero - tastiera
Lino Vaccina - timpani, marimba
Claudio Pascoli - sax
Carmine Iorio - tastiera
Andrea Santaniello - chitarra


I brani sono 8, e tutti da ascoltare con attenzione. L'apertura è affidata a "Domani" in cui il protagonista continua a rimandare eventuali cambi di vita ed esperienze più o meno fondamentali con la stessa noncuranza con cui si consuma una vita: "Domani andrai sull'Himalaya... domani resterai a casa con tua moglie e con i figli e sarai felice... domani, domani". "Domani", con rinnovato arrangiamento e undici anni più tardi, diventerà "Charade" per un bel cd di Alice.  La lunga tirata della title track è geniale ed ancora attuale nella sua visione di fondo: "impareremo dagli americani a vestire italiano, a nostra volta insegneremo la danza aerobica ai musulmani". "Garçonniere" è una violentissima invettiva verso il malcostume di certi politici molto propensi a comprare favori sessuali a giovani indifese ragazze... ieri come oggi. "Basta con la musica giovane" avrebbe avuto tutte le potenzialità per diventare un inno. Slogan perfetto su uno scenario di anziani visti "come sculture iper realiste" nei supermercati. Altro pezzo forte è "1984" con un esplicito riferimento al romanzo di George Orwell. "Sarà più o meno come l'anno scorso... tu avrai un po' più voglia di vivere e un po' più voglia di morire".  Curiosa la canzone che chiude il disco. "Commissario fammi volare", con la vicenda di un plagio artistico raccontato dal compositore che trova una sua canzone portata al successo non si sa bene come e da chi. "E' un pezzo che si è venduto molto bene, non ho mai visto una lira". Ironia, talento, musiche di alto livello, testi davvero originali per un autore che, strana la vita, in termini di successo non ha certo raccolto per quanto ha seminato. Buon ascolto, se lo vorrete! Antonio LM 


From Osel - Albergo Intergalattico Spaziale - 2004 -  Alchimia del verbo


TRACKLIST :

1 - Dall'africa
- Lettera di Rimbaud a sua madre
2 - Da "Alchimia del verbo"
- Ecco la storia di una delle mie pazzie
- Lontano da greggi, da uccelli e da ragazze
- Mi abituai alle allucinazioni semplici
- Venga, venga il tempo che innamora
3 - Da "Amai il deserto"
- La canzone della torre più alta, l'eternità
4 - Da "Cattivo sangue"
- Sangue pagano
- Il forzato intrattabile
5 - Da "Notte all'inferno"
- La speranza brilla come un filo di paglia nella stalla (Verlaine)
- Versi per essere calunniato
- Un poeta parla a un poeta
6 - Da "Una stagione all'inferno"
- "Addio" poesia in prosa
7 - Dall'africa 
- Lettera di Rimbaud a sua madre (seconda parte)


Di tutt'altro tenore è il contributo del nostro amico Osel, sebbene sussistano alcune analogie sottili tra i due lavori che qui presentiamo, soprattutto a livello di "sconfinamento nel colto", cosa peraltro molto più palese in questo secondo album. Così il nostro generoso mecenate Osel accompagna il suo regalo alla stratosfera: "​ecco la reunion del famoso Albergo in quel di Carpi nel maggio 2004, per uno spettacolo su Rimbaud fortemente voluto dall'amministrazione dell'epoca (con cui collaboravo), in primis dal mio amico assessore Brunetto Salvarani... Lo spettacolo fu registrato e pubblicato su un cd a tiratura limitata per i pochi fortunati della zona... Un gioiellino!". E di un vero gioiellino si tratta, sperimentale nella sua stessa essenza, come d'altronde caratteristica del "marchio" Albergo Intergalattico Spaziale. Descrivendo superficialmente questo disco, potremmo dire che si tratta della registrazione di uno spettacolo con testi tratti da Rimbaud, poeta e scrittore maledetto per eccellenza, e Verlaine, recitati (ma direi più interpretati emotivamente) per lo più da Terra Di Benedetto, compagna di mille sperimentazioni e di vita di Mino Di Martino. Il tutto accompagnato e esaltato dalle improvvisazioni dei musicisti. Sebbene per la maggior parte i brani siano testi recitati accompagnati da musica, il brano 6 (Da "Una stagione all'inferno"- "Addio" poesia in prosa), con alla voce Di Martino, è di stampo quasi cantautoriale, ed è davvero bellissimo, secondo il mio modesto parere...

Commovente e sigificativa la presenza di Enrico Maria Papes, vecchio compagno di scorribande musicali ne "I Giganti", qui in veste di percussionista tribale, accompagnato dal figlio Alessandro alla batteria. Completano la formazione, oltre al già citato Di Martino (chitarra, cantante, attore e autore), Edoardo Morelli alla chitarra e Nicola Michetti al basso. Non mi dilungo oltre, lascio che siate voi a giudicare un lavoro particolare ed atmosferico (si può dire?), che richiede diversi ascolti per essere apprezzato appieno. Statemi bene e buon ascolto. Captain


Hanno suonato e recitato:


Link Periferia
Link Alchimia

Post by "Mister Six Hands": Antonio LM, Osel & Captain

martedì 11 luglio 2017

Serie "Historic prog bands live in Italy" - Capitolo 29 - Fairport Convention - Velodromo Vigorelli, Milano, July 25, 1979 (Soundboard)


TRACKLIST CD 1:

1. Traditional
2. Walk Awhile (from Full House, 1970)
3. Dirty Linen (from Full House, 1970)
4. Journeyman’s Grace (from Angel Delight, 1971)
5. Adieu Adieu (from The Bonny Bunch of Roses, 1977)
6. Sloth (from Full House, 1970)
7. Flatback Caper pt. 1 (from Full House, 1970) - fades out due to the end of the tape's side


TRACKLIST CD 2:

1. Flatback Caper pt. 2 (from Full House, 1970) - fade in
2. The Eynsham Poacher (from The Bonny Bunch of Roses, 1977)
3. The Hens March Through the Midden & the Four Poster Bed (from Rosie, 1973)
4. The Poor Ditching Boy (from The Bonny Bunch of Roses, 1977)
5. Sir Patrick Spens (from Full House, 1970)
6. Matty Groves / High Road to Linton / Orange Blossom Special (Traditional) (Matty Groves from Liege & Lief, 1969 – complete version in Farewell Farewell, live 1979)

Encores

7. Meet on the Ledge (from What We Did on Our Holidays, 1969)
8. Sir B. McKenzie (single, 1970) - complete title “Sir B. McKenzie's Daughter's Lament For The 77th Mounted Lancers Retreat From The Straits Of Loch Knombe, In The Year Of Our Lord 1727, On The Occasion Of The Announcement Of Her Marriage To The Laird Of Kinleakie”


LINE UP

Simon Nicol – vocals, guitar, viola
Dave Swarbrick – vocals, violin, mandolin
Dave Pegg – vocals, bass guitar, violin, mandolin
Bruce Rowland – drums, percussion, bass guitar


Tra la fine del 1967 e i primi mesi del 1968 quattro ragazzi inglesi e una ragazza (Judy Dyble) entrano al Sound Techniques di Londra per registrare il loro primo eponimo album. La leggenda dei Fairport Convention inizia qui. Durerà per 50 anni, basti pensare che l'ultimo album "50:50@50" è uscito nel marzo di quest'anno. Tracciare in poche righe l'epopea dei Fairport è impresa titanica. Vi rimando ai numerosi siti che ripercorrono, anche con dovizia di particolari, la loro lunga e, per molti versi, contorta biografia/discografia. Soprattutto nel corso degli anni '70 i Fairport Convention hanno sfornato dischi divenuti leggendari, da "Liege & Lief" (1969) a "Full House" (1970), da "Babbacombe Lee" (1971) a "Rosie" (1973). E' questo sicuramente il periodo di massima creatività artistica della band. I cambi di formazione non si contano: tra le fila dei Fairport Convention sono transitati musicisti del calibro di Richard Thompson, Simon Nicol, Dave Swarbrick (morto nel 2016), Dave Mattacks, Dave Pegg (poi con i Jethro Tull al termine del Farewell Tour del 1979), oltre alla splendida vocalist Sandy Denny, scomparsa anch'essa nel lontano 1978.

Sandy Denny
Tra dischi, concerti, cambi di formazione, incidenti e lutti, i Fairport Convention, agli inizi del 1979, decidono di sciogliersi e di accomiatarsi dal loro pubblico con un mastodontico "Fareweel Tour".  Le cause di questa decisione risiedono da un lato nel trovarsi senza contratto discografico, dall'altro nel peggioramento dell'udito del violinista Dave Swarbrick. Anche la prematura scomparsa di Sandy Denny tocca profondamente l'animo del gruppo.  Il tour verrà documentato con un doppio disco pubblicato nel 1979 ("Farewell Farewell") dalla neo costituita etichetta Woodworm Records ad opera di Dave Pegg, visto che nessuna altra etichetta era disposta a pubblicare il lavoro.


I Fairport Convention, più ancora dei Pentangle, altri alfieri del folk rock britannico, hanno abbracciato la grande eredità del folklore inglese, dei traditional di antica composizione e ispirazione, rivisitandoli in chiave elettrica, con l'uso di chitarra, basso e batteria affiancati da violino, viole, mandole e mandolini. L'iniziale ispirazione al folk e folk rock americano (Dylan, Byrds), arricchito da spruzzate di  psichedelia, si è perso quasi subito per rimanere incastonato nei primi due album del 1969.

Il "Farewell Tour" tocca anche l'Italia, con un memorabile concerto al Velodromo Vigorelli di Milano, il 25 luglio 1979. La band ripercorre i tratti salienti della sua storia musicale, soffermandosi in particolare sul capolavoro "Full House" del 1970, proponendo ben cinque tracce tratte da esso. La grande abilità tecnica di Swarbrick, Pegg e compagni è fuori discussione. Il suono è magnifico, tranne un difetto audio nel corso della prima traccia. Si tratta di un soundboard che valorizza in pieno la grandezza di questa storica band. Front e back cover, che hanno il pregio di valorizzare questo post, sono opera dell'amico Danilo che le realizzò un po' di anni fa per il suo blog RRCF. 
Buon ascolto

Ancora un'immagine di Sandy Denny nel 1975, insieme ai FC
Link CD1
Link CD2


Post by George

domenica 9 luglio 2017

Serie "Banco Special fan Collection" n. 24 (serie "Bootleg" n. 244) - Banco del Mutuo Soccorso live Cossato (BI) 1972 - Soundboard


TRACKLIST:

01. Polifonia
02. R.I.P.
03. Il giardino del mago
04. Metamorfosi
05. Traccia 


FORMAZIONE

Vittorio Nocenzi - tastiere
Gianni Nocenzi - pianoforte
Francesco Di Giacomo - voce
Marcello Todaro - chitarra
Renato D'Angelo - basso
Pierluigi Calderoni - batteria


Ci troviamo di fronte ad un fantastico bootleg caratterizzato da una registrazione veramente superba. Trovare un soundboard del Banco del Mutuo Soccorso della prima ora è cosa più unica che rara. Vorrei innanzitutto ringraziare la "new entry" Osel per averci inviato i file (insieme ad altre leccornie che vedranno la luce nei prossimi mesi). Dopo un rapido controllo nei miei archivi ho trovato questo bootleg che, non so per quale ragione, ero convinto di avere già postato sulla Stratosfera. Poco male, l'input di Osel ha dato una bella accelerata che ci permette oggi di condividere con gli amici della Stratosfera questo spettacolare concerto.


La registrazione è stata effettuata a Cossato, in provincia di Biella, meta molto gettonata dai gruppi prog negli anni '70 (vedi i Camel). La copertina del mio CD  lo colloca nel mese di novembre 1972. L'amico Marco Osel lo posiziona invece tra gennaio e febbraio dello stesso anno. La data esatta non viene indicata, così come non ci viene fornito il nome del locale in cui il banco suonò. La scaletta del concerto ricalca esattamente quella del boot "In the beginning - Live in Modena" con in più Traccia suonata nel finale. E' veramente emozionante riascoltare questi brani storici tratti dal "Salvadanaio", Uno in particolare, Polifonia, con i testi in inglese, con cui il Banco apriva i concerti di allora, è rimasto per sempre inedito (almeno in questa versione). Particolarmente suggestiva è la proposta integrale de Il giardino del mago. Metamorfosi e Traccia chiudono in bellezza (attenzione, sono su un unico file). Da quando l'ho riscoperto me lo sono ascoltato almeno altre tre volte. Spero succeda anche a voi. Il post è impreziosito dalla splendida front cover realizzata dal nostro Capitano. Un bel modo per ricordare la grandezza di Francesco Di Giacomo e del suo Banco del Mutuo Soccorso.

Grazie Osel e grazie a tutti voi se vorrete lasciare qualche commento.
Buon ascolto



Post by George - Inspiration by Osel - Cover by Captain