venerdì 17 novembre 2017

Serie "Historic prog bands live in Italy" - Capitolo 36 - Weather Report live in Bologna, 16.07.1976



TRACKLIST:

01 - Lusitanos 
02 - Barbary Coast 
03 - Bass Intro 
04 - Cannon Ball 
05 - Black Market 
06 - Directions - including bass solo 
07 - Badia 
08 - Gibraltar 
09 - Birdland


LINE UP

Joe Zawinul - keyboards 
Wayne Shorter - soprano sax 
Jaco Pastorius - bass 
Alex Acuna - drums 
Manolo Badrena - percussion


Il mio primo "incontro" con i Weather Report risale al lontano 1974, anno di grazia in cui per la prima volta sul giradischi di un amico ascoltai "Mysterious Treveller", che ancora oggi classifico come uno dei massimi capolavori del gruppo nonché dell'intera scena jazz-rock mondiale. Ubriaco dall'hard rock dei Led Zeppelin e dei Deep Purple, mi accostai a quella miscela di suoni con una certa diffidenza. Poi venne la riscoperta, a posteriori di "I sing the body electric" e nel 1975 di "Tale Spinnin". Fu allora che dichiarai apertamente il mio totale ed incondizionato apprezzamento per i Weather Report. Sempre guidati dall'inossidabile duo Zawinul-Shorter, i WR, a prescindere dai numerosi cambi di formazione, hanno cavalcato la scena internazionale dal 1971 al 1986. 


Nel 1976, anno in cui il gruppo si esibì anche in Italia, videro la luce ben due dischi, "Black Market" e "Heavy Weather" dai quali sono tratte la maggior parte delle tracce di questo ottimo concerto. Conclusa l'esperienza con Alphonso Johnson, Zawinul e Shorter imbarcarono nella nuova line up quel geniale e virtuoso bassista che corrisponde al nome di Jaco Pastorius. Mi viene una punta di amarezza nel riascoltarli in questo live, per il rammarico legato alla scomparsa di due componenti essenziali quali Joe Zawinul (mancato nel 2007) e Jaco Pastorius (che ci ha lasciati ancora prima, nel 1987). Con loro, nello show bolognese, il batterista Alex Acuna e il percussionista Manolo Badrena. Pastorius ci regala un paio di assoli di basso, veri e propri virtuosismi. Il concerto si conclude con una splendida versione di Birdland, da "Heavy Weather". 


La prima volta che i Weather Report calcarono il suolo italiano fu il 24 agosto 1973, ospiti della storica rassegna "Umbria Jazz". La seconda volta fu nel 1976, il 16 luglio, allo Stadio Comunale di Bologna. Ed è il concerto qui documentato. Torneranno in Italia ancora nel 1980 per quattro date, il 25, 26, 27 e 28 ottobre, rispettivamente a Milano, Roma, Reggio Emilia e Mestre. Se vi interessa, magari per un prossimo post, possiedo le registrazioni integrali di questi quattro spettacoli. L'ultima volta i WR vennero in Italia nel 1983, per due sole date: il 16 maggio a Torino e il 19 maggio a Milano, al Teatro Tenda Lampugnano. Anche quest'ultimo show è documentato.

Il concerto di Bologna ha una durata di circa 70 minuti ed è contenuto in un unico file. La qualità sonora è discreta, lo definirei un ottimo audience, anche se il basso di Pastorius rimane un po' in ombra. Ma questo non toglie meriti alla bellezza e alla magia dello show. Un ringraziamento finale va all'amico Danilo, autore delle due copertine, che pubblicò qualche anno fa sul suo blog Rock Rare Collection Fetish. Enjoy





Post by George - Covers by Danilo

giovedì 16 novembre 2017

Serie "Cantautori ai margini" n.15 - Flavio Brunetti - 1994 - 1998- Tu-Tu-Ttù-Tu (EP) e Fallo a vapore + extra (CD)


TRACKLIST

1 Bambuascè
2 A faccia ‘e chi nun ce pò vedé
3 Il mito delle sirene
4 Quel che mi manca di te
5 Tu-tu-ttù-tu

FORMAZIONE:

Flavio Brunetti- voce
Giancarlo D’Abate- flauto
Maurizio Marino- oboe
Lelio Di Tullio- clarinetto
Antonio D’Abate- fagotto
Giampiero Riccio- corno

Quello di cui parliamo oggi è un artista davvero fuori dagli schemi: potremmo definirlo, stando a una delle storiche serie della Stratosfera, un cantautore ai margini (infatti, è stato inserito "d'ufficio" dal capitano - N.d.C.), se non fosse che è stato discograficamente attivo in tempi ben più vicini. Ma consentiteci un piccolo preambolo (che siete liberi pennacchianamente di saltare, se volete).


Nel decennio che generalmente siamo soliti chiamare anni 80, si assistette via via in Italia alla rottamazione di tutto ciò che aveva, musicalmente, caratterizzato il precedente decennio, dal rock progressivo (già in crisi dalla seconda metà dei 70) alla canzone d’autore che continuerà per qualche tempo a tenere banco con gli artisti che già si erano affermati nel decennio precedente (spesso scadendo nel più trito pop, vedi i casi di Venditti e Bennato, e poi di Dalla), incapace tuttavia di proporre nuovi nomi all’altezza. A questo stallo cercò di porre rimedio l’associazione Musicultura che nel 1990 con il “Premio Città di Recanati” pensò bene di affiancare alla storica Rassegna organizzata dal Premio Tenco  a Sanremo un altro contesto più specificatamente dedicato alla valorizzazione di quel mondo d’autore sotterraneo che faticava ad emergere. Specialmente i primi anni del “Premio Città di Recanati” risultarono artisticamente, se non commercialmente, proficui (basti pensare a nomi come Max Manfredi, Oliviero Malaspina, Gianmaria Testa).

 

Tra i nomi più originali lanciati da questa manifestazione, anche attraverso la pubblicazione di una serie di EP, c’è sicuramente il molisano Flavio Brunetti, affascinante figura di artista rinascimentale che si destreggia tra musica, fotografia, ingegneria edile, scrittura di racconti, teatro. Mi capitò tra le mani, negli anni delle mie scorribande romane, proprio il suo lavoro di esordio, che seguì la sua vittoria all’edizione 1993 della rassegna marchigiana, e ne rimasi fulminato perchè quell’EP (prodotto proprio dall’Associazione Musicultura) era davvero qualcosa che deragliava completamente dalla musica dell’epoca, anche nel campo della canzone d’autore: cinque pezzi accompagnati esclusivamente da un ensemble di fiati e grancassa, meravigliosi testi, ironici e graffianti, che mischiavano italiano e molisano, un approccio teatrale al canto che andava dal sussurro all’invettiva, insomma un oggetto alieno capitato chissà come nel mio stereo. 


Questo debutto, dal curioso nome di “Tu-tu-ttù-tu”, potrebbe essere, nonostante la sua brevità (o forse proprio per questo) anche per voi un buon punto di partenza per entrare nel mondo di Flavio Brunetti, a cominciare da quella “Bambuascè” che mi inchiodò all’epoca con il suo doloroso sarcasmo che svela una squallida storia di corruzione e malasanità (“Chi magnava ‘ncuopp’ ‘e pazze/ chiusi dentro il manicomio”) nonché di indifferenza (“puoi urlare contro i muri/ della gente che non sente/ nella valle dell’eco/ puoi gridare a squarciagola/ nella valle dell’eco/ ché la gente dorme”), alla spavalda “A faccia ‘e chi nun ce po’ vedè” , alla divertente anti-canzone d’amore di “Quel che mi manca di te”, fino all’invettiva finale che dà il titolo all’album. La musica interpunta il cantare di Flavio Brunetti, ora con effetti bandistici, ora costeggiando la grande lezione di Kurt Weill.


Mi capitò di imbattermi in lui dal vivo, sempre a Recanati, l’anno dopo, ospite d’onore della manifestazione e vederlo sul palco, con quella sua faccia che già da sola è una maschera degna di Totò e Petrolini, beh, fu qualcosa.





TRACKLIST

1 Bravo Catullo
2 Canzone banale
3 La mia nuova pompagna
4 Il fallo a vapore
5 Canzorucciaccia
6 Personaggi e Interpreti
7 A faccia 'e chi nun ce pò vedo
8 Tu-tu-ttù-tu
9 Quel che mi manca di te
10 Il mito delle Sirene
11 Bambuascè
12 Chicchirichì
13 Vorrei volare
14 BONUS TRACK- Thief hunt
15 BONUS TRACK- Acrobats
16 BONUS TRACK- Erroneous funeral
17 BONUS TRACK-  Polyp attack
18 BONUS TRACK- The chase
19 BONUS TRACK-  Martha's dream
20 BONUS TRACK- Orchestra's strike 1

21 BONUS TRACK-  Orchestra's strike 2

FORMAZIONE: 

Flavio Brunetti- voce

MOLISENSAMBLE:
Giancarlo D’Abate- flauto
Maurizio Marino- oboe
Lelio Di Tullio- clarinetto
Antonio D’Abate- fagotto
Giampiero Riccio- corno
Giulio Costanzo- vibrafono e percussioni
Donato Cimaglia- batteria e percussioni
  
Non facile veicolare una proposta del genere, ne converrete, e infatti da questo esordio sulla breve distanza al suo primo vero (e poi unico) LP passeranno alcuni anni, fin quando la CNI (Compagnia Nuove Indye) nel 1998 dette a Brunetti una chance con l’album “Fallo a vapore”, un disco che riprende le incisioni già incluse nell’EP del ’94 rimpolpandole con altre otto composizioni, arrangiate e dirette dal fidato Lelio di Tullio, talentuoso clarinettista e compositore, già presente all’esordio e ancora per anni suo stretto collaboratore, e suonate dal Molisensamble. Anche se all’epoca la CNI si muoveva abbastanza bene con altri artisti del suo rooster, questo “Fallo a vapore” venne poco promosso e poco curato dall’etichetta discografica: prova ne sia che ne sbaglia anche curiosamente la tracklist (diversa da quella indicata nel libretto e sul retro dell’album) e che l’album non è citato tra le produzioni CNI, né sul sito dell’etichetta né sulla relativa pagina Wikipedia (basata sulle produzioni depositate alla Discoteca di Stato). Il risultato è un sostanziale insuccesso, sicché il CD sparisce ben presto dalla circolazione diventando così un oggetto misterioso.


E’ un peccato (al quale cerchiamo con questo post di rimediare) perché è un lavoro che, pur se bisognoso di più ascolti, a poco a poco incanta: ci ritroviamo il piglio compositivo e irriverente dell’EP di esordio, con una tavolozza musicale che, se mantiene la stessa formula esecutiva (voce più fiati, con l’occasionale inserimento di vibrafono e percussioni), si amplia fino a  toccare il circense, almeno nella sua rilettura rotiana, e a immergersi in certo impressionismo di inizio 900. Chi scrive, tra le nuove composizioni, ha trovato particolarmente riuscita “Personaggi e interpreti”, teatrale fin dal titolo, con quell’incipit beffardo: “Ricordi padrone, un po’ birichino/ quando sei morto d’infarto/ in quel porno-shop parigino?”. Ma anche tra gli altri pezzi troverete, spero, motivi di interesse.

La successiva attività di Flavio Brunetti si allontana dalla discografia, facendo rotta su altre sponde: apprezzati reportage e libri fotografici, organizzazione di simposi e convegni legati a una visione civile e progressista dell’urbanistica e dell’architettura, e, per tornare al nostro campo, numerose opere teatral/musicali di cui cura testi e musiche, spesso in collaborazione con il già citato Lelio di Tullio. Collabora, come compositore e anche attore, con il regista Antonio Capuano (autore di film apprezzati come “Pianese Nunzio” e “I Vesuviani”) e ancora con Lelio di Tullio per la composizione di alcuni brevi strumentali (che ci siamo presi la libertà di inserire, in quanto coevi, come bonus track di “Fallo a vapore”), nati per la scena e incisi nell’antologia collettiva “Applause” (Primrose Music, 1998).

Insomma, un artista bizzarro e irregolare, forse, ma assolutamente da riscoprire.


LINK “FALLO A VAPORE” + Extra + Booklet

Post by Andrea Altrocanto, mise en blog by Captain

lunedì 13 novembre 2017

Serie "Cantautori ai margini" n.14 - Marco Luberti - 1982 - Canzoni ed appunti (vinyl)


TRACKLIST:

indicata nella sottostante back cover


Mi rendo conto che inserire Marco Luberti nella serie "Cantautori ai margini" è un po' una forzatura, vista la sua lunga carriera di autore e paroliere. L'ho collocato "ai margini" per il semplice fatto che, nonostante la prestigiosa carriera, "Canzoni ed appunti" risulta essere l'unico album da lui inciso nel lontano 1982. Marco Luberti ha scritto parole e musica per numerosi cantanti italiani, ad iniziare dal 1964 quando, a soli 23 anni, scrisse "Beati voi" cantata da Daniela Casa. Negli anni a seguire compose canzoni per Rosanna Fratello, Schola Cantorum, Anna Oxa, Amedeo Minghi, Mimmo Locasciulli, Patty Pravo, Ornella Vanoni, Marina Arcangeli e per il gruppo beat Le pecore nere. L'elenco è molto lungo. Mi soffermo solamente sulla stretta collaborazione tra Luberti e Riccardo Cocciante, che si concretizzò con la pubblicazione di "Mu", nel 1972.  Due anni dopo divenne anche il produttore di Cocciante e con lui pubblicò gli album "Poesia", "Anima", "L'alba", "Concerto per Margherita", "Riccardo Cocciante" ed "E io canto".

"Canzoni ed appunti", contenente 11 brani in stile cantautorale, venne pubblicato dalla Polydor nel 1982 e, a tutt'oggi, rimane la sua unica prova solista. Non è sicuramente un capolavoro, ma è un discreto disco di canzoni, come se ne trovano molti in circolazione, ben curato e interpretato, nonostante una eccessiva presenza degli archi.  I musicisti che lo accompagnano non sono indicati, Sempre nel 1982 Luberti partecipò all'annuale edizione del "Club Tenco", segno di un certo interesse nei confronti delle sue composizioni. Non mi risulta che il vinile sia stato oggetto di ristampa. Comunque è abbastanza facile reperirlo ad un presso molto onesto sul mercato on line. 

Non aggiungo altro se non il mio consueto buon ascolto.



Post by George

sabato 11 novembre 2017

Serie "Banco Special fan Collection" n. 27 (serie "Bootleg" n. 260 - 261) - Two shots from 1977: Santhià (4 giugno) & Milano (25 giugno)

FIRST TIME ON THE WEB


PREMESSA

Lo stimolo a pubblicare questi due grandi inediti del Banco del Mutuo Soccorso me lo hanno fornito Frank-One e il nostro Capitano con il loro recentissimo post dedicato alla PFM live 1976. Visto che hanno preso spunto dalla recente uscita del doppio album di inediti "Emotional Tattoos", io ho scopiazzato l'idea adattandola al Banco, che ha da poco pubblicato il cofanetto con la legacy edition di "Io sono nato libero" del 1973, con l'aggiunta di un CD di inediti suonati dalla nuova formazione assemblata da Vittorio Nocenzi.  In sostanza abbiamo tra le mani quattro storici bootleg al fianco di due nuove uscite discografiche.

Nel caso in esame, sempre dai magici archivi di Marco Osel, riemergono due rari concerti del 1977, due inediti assoluti sul web. Ricordiamo che nel 1976 il Banco pubblicò ben tre dischi: la colonna sonora del film "Garofano Rosso" (febbraio 1976), del regista Luigi Faccini, tratto dall'omonimo romanzo di Elio Vittorini, composta da 12 tracce strumentali (alcune delle quali portate in concerto). Seguì a ruota "Come in un'ultima cena" (ottobre 1976) e, infine, la versione inglese di questo album, intitolato "As in a Last Supper", edito dalla celebre etichetta inglese Manticore, con testi tradotti da Angelo Branduardi. Il 1977 fu quindi dedicato ai tour, con la riproposizione di molti titoli tratti da questa (allora) ultima prova discografica. Entrambi i concerti qui presentati risalgono al mese di giugno 1977. Il primo è stato registrato a Santhià il 4 giugno, suppongo nello Sporting Club (noto locale frequentato assiduamente anche dal sottoscritto e dalla sua banda di amici in occasione di ottimi concerti, in buona parte documentati su Mc prima e su CD poi); il secondo al Parco Ravizza di Milano, il 25 giugno, a distanza di soli 21 giorni. Entrambi i concerti sono degli audience di buona qualità. Leggermente superiore quello del 4 giugno.


Banco del Mutuo Soccorso - Live in Santhià (VC)
Sporting Club, 4 giugno 1977


TRACKLIST CD 1:

01. Suggestioni di un ritorno in campagna (da "Garofano Rosso")
02. Speech
03. A cena, per esempio
04. Il ragno
05. Quando la buona gente dice
06. Traccia II
07. La notte è piena

TRACKLIST CD 2:

08. Speech
09. Slogan
10. Si dice che i delfini parlino
11. La conquista della posizione eretta
12. Intro / Non mi rompete (cut end)


Sono piuttosto rari i concerti del Banco del Mutuo Soccorso risalenti a questo periodo. Rispetto al bootleg pubblicato sulla Stratosfera anni fa (Live Piscina Costoli, Firenze 1977), che troverete qui, il concerto di Santhià presenta una scaletta in gran parte rimaneggiata. L'apertura è affidata ad uno strumentale da "Garofano Rosso", Suggestioni di un ritorno in campagna, per poi presentare una sequenza di brani tratti da "Come un'ultima cena".  Degne di rilievo le versioni live di Slogan, Si dice che i delfini parlino Quando la buona gente dice. Tra i ripescaggi troviamo una bella versione della Conquista della posizione eretta e di Non mi rompete, preceduta da un lungo intro strumentale.



Banco del Mutuo Soccorso - Live in Milano
Parco Ravizza, 25 giugno 1977


TRACKLIST CD 1:

01. Suggestioni di un ritorno in campagna (da "Garofano Rosso")
02. A cena, per esempio (part 1)
03. A cena, per esempio (finale)
04. Il ragno
05. Quando la buona gente dice
06. La notte è piena
07. Slogan

TRACKLIST CD 2:

08. Si dice che i delfini parlino
09. La conquista della posizione eretta
10. Intro / Non mi rompete
11. Traccia II
12. 750.000 anni fa...l'amore?
13. R.I.P.  (cut end)


FORMAZIONE (in entrambi i concerti)

Francesco Di Giacomo - voce
Vittorio Nocenzi - organo Hammond, sintetizzatore, voce
Gianni Nocenzi - pianoforte, pianoforte elettrico, sintetizzatore
Rodolfo Maltese - chitarra acustica, chitarra elettrica, tromba, corno francese, voce
Renato D'Angelo - basso, chitarra acustica
Pierluigi Calderoni - batteria, percussioni


Ed eccoci al secondo grande concerto inedito. Qui il Banco è di scena a Milano, al Parco Ravizza, il 25 giugno 1977. La tracklist, simile al concerto di Santhià, si snoda lungo tredici tracce. Qui in più troviamo 750.000 anni fa...l'amore?, uno dei capolavori di "Darwin", e una splendida versione di R.I.P (peccato che sia sfumata nella parte finale). 


Nulla da aggiungere sulla grandezza di questi due concerti, Non resta che ascoltarli.
Concludo ringraziando Osel per questo ennesimo importante contributo e l'amico Capitano che, come nel caso della doppietta dei bootleg del Banco del 1974, ha impreziosito il post con le due front cover. Buon ascolto


Link Live in Santhià 1977
Link Live in Milano 1977


Post by George, music by Osel, covers by Captain

giovedì 9 novembre 2017

Serie "Battiato & Friends Special Fan Collection" n. 62 (Serie "Bootleg" n. 259) - Franco Battiato - 1974/1975 - Sulle corde del synth (Reggio Emilia 1974, Torino 1975)


FIRST TIME ON THE WEB


"SUITE'S LIST":

1 - "U Turn" - 1974 - Live Palazzetto dello sport di Reggio Emilia
2 - "Novena Again" - 1975 - Live Good Music di Torino


Antefatto - Correva l'anno 1984, o forse era il 1985. Era ancora scottante l'infatuazione adolescenziale per Franco Battiato (che poi negli anni si trasformò in amore vero e proprio), sbocciata con "La voce del padrone". Infatuazione con la quale avevo contagiato mio fratello, di 20 mesi più piccolo di me. Gli album usciti in quegli anni non bastavano certo a colmare la voglia di approfondire la musica di questo grande artista, da lì l'acquisto, a volte incauto (come nel caso del disco del 77, intitolato solo "Battiato", che chi l'ha ascoltato sa cosa voglio dire), di tutto quello che si trovava in giro del maestro catanese. Fu così che, tra copie di Patriots, L'era del cinghiale bianco e L'arca di Noè, ci ritrovammo per le mani, acquistato a 5000 lire su una bancarella di Sinigallia (famoso e glorioso mercatino milanese del sabato), una copia edizioni "Orizzonte", quelli con l'angolino azzurro cielo per interderci, di Battiato 74, con estratti da "Sulle corde di Aries" e "Clic". Il nostro pezzo preferito diventò in breve "No U Turn", con quella parte cantata folle preceduta, sempre sulle stesse tonalità, da una stranissima introduzione, sempre cantata, ma in un linguaggio incomprensibile: non ci mettemmo molto a capire che era incisa al contrario. Il passaggio successivo fu comprendere che potevamo staccare la spina al motorino del piatto del nostro stereo, pur lasciando attaccato l'audio. Passammo quindi il resto del pomeriggio a far girare manualmente al contrario il disco più e più volte fino a che non riuscimmo a trascrivere (sulla stessa retro cover di quel famoso Battiato 74) l'intero testo al contrario di "No U Turn", per alcuni versi anticipatore di canzoni di forte protesta sociale che verranno, come "Povera patria". Aver rivelato e condiviso con Battiato questo piccolo segreto, noto a pochi ai tempi, contribuì a rinforzare il nostro legame con lui e con la sua musica, tanto che dura ancora adesso...


Queste rarissime registrazioni provengono sempre dall'archivio del nostro amico Marco (Osel): ecco qui infatti l'altro magico contributo del Battiato sperimentatore che in molti attendevate, promesso prima della chiusura agostiana. Se per la prima suite ci troviamo di fronte ad un assoluto inedito, la seconda dovrebbe essere un'altra registrazione, diversa e di qualità leggermente inferiore, della "Novena" proposta nel 1975 a Torino, e di parte del resto di quella serata, qui presentate in un'unico continuum (vi rimando dunque al post originale dedicato al concerto di Torino del 1975).

La prima suite, come già detto, è invece un assoluto inedito, e di altissimo valore: se avrete la bontà di proseguire la lettura capirete anche il perchè dell'antefatto di questo post. Dal suono deduciamo che sono presenti Franco Battiato alle tastiere ed un percussionista "atipico" nell'uso e nella scelta degli strumenti (quasi certamente Lino Capra Vaccina, come suggerisce il caro amico Antonio LM). La lunga improvvisazione (27 minuti !!) comincia con lo straniante suono del synth unito a moti percussivi (apparentemente con diversi tipi di piatti percossi a mano, e qui mi fermo ammettendo l'ignoranza sui vari tipi di percussioni ed i loro suoni)... Il synth lascia dopo alcuni momenti spazio ad un magnifico giro di pianoforte, molto dolce e -paradossalmente- orecchiabile, visto il periodo della registrazione. Il delicato giro di piano introduce il vero miracolo (scusate la crisi mistica ma sono rimasto estasiato) di questa stupenda registrazione: intorno al minuto 4:40 Franco Battiato presenta, al suo (penso esiguo) pubblico di quella sera, la prima parte del già citato "No U Turn" cantato normalmente, e non al rovescio come in originale e in tutte le altre versioni circolanti live. Da qui il titolo che mi son permesso di affibiare alla meravigliosa e stupefacente suite che apre questo bellissimo reperto, di cui penso questa sia l'unica registrazione circolante. L'intero brano, che come già detto procede tra improvvisazioni al piano e concessioni al sintetizzatore fino a quasi mezz'ora di durata, è un assoluto inedito che i fans del primo Battiato non potranno che adorare. Come se tutto ciò non bastasse per invogliarvi all'ascolto, aggiungo che la qualità della registrazione della prima suite è decisamente buona; non altrettanto si può dire della Novena, peraltro meno rilevante perchè già presentata, sempre in questa sede, in altri post.

Non mi dilungo, questo post è rimasto già troppo tempo tra le bozze. Auguro a tutti buon ascolto, senza dimenticare di ringraziare il nostro pigmalione Osel per questa ennesima gemma perduta.




Post del Capitano, musica di Osel, covers di Antonio LM.
Grazie per la consulenza a Stefano Abulqasim ed Antonio LM

lunedì 6 novembre 2017

Serie "Bootleg" n. 257 e 258 - PFM - 1976 - Live in London + Live in Concert



LIVE IN LONDON 1976 :

1 - Four Holes in the Gound (10:08)
2 - Paper Charms (09:04)
3 - Out On the Roundabout (07:49)
4 - Dove... Quando (04:42)
5 - Altaloma nine till five (23:20)
6 - La Carroza Di Hans (06:03)


Dato che ultimamente è uscito il nuovo album di inediti della P.F.M., dopo tanti anni, ho pensato (grazie anche alle discussioni nei commenti precedenti) di proporre 2 bootlegs in mio possesso da tanti, ma tanti anni. Come mio solito non mi piace millantare alcunché, i 2 lavori qui presenti non sono assolutamente farina del mio sacco, ma li acquistati nei primi anni 90 in uno dei negozi must per noi milanesi, quel Vynil Magic di Viale Tibaldi, tra i primi alfieri di ristampe in cd di vinili che per noi squattrinati giovani sarebbe stato impossibile altrimenti anche solo mai ascoltare. Curioso rimane il fatto che di uno dei due titolari, Marco, si sia persa traccia, ma l’altro, il leggendario Massimo Buffa, prosegue la sua attività come patròn di BTF, che come ricorderete molte concessioni ha dato, unitamente al fraterno amico Matthias Scheller, alla pubblicazione di suoi lavori sul nostro blog.
 
Ma veniamo ai due live: il primo, dal titolo LIVE IN LONDON 1976, presenta la tipica formazione a 6, benché nella foto dietro non ci sia Lanzetti e mi pare di riconoscere addirittura “Fico” Piazza invece di Djivas, ma sappiamo che la precisione di questi bootleg lasci alquanto a desiderare. Non ci sono note interne, ma sul retro copertina si anticipa che Four holes in the ground qui è presente in una nuova versione che include lunghe improvvisazioni, ed infatti lascio a voi la sorpresa di scoprirli. Inoltre Alta Loma nine till five si presenta nella non inedita forma dilatata di oltre 23 minuti (a proposito, non date retta ai tempi indicati nei titoli, tutti sbagliati - Nota del capitano: i tempi nelle tracklist da me riportati, invece, sono quelli esatti) che qui include Chocolate King’s, e sempre con la usuale maestria al violino di Pagani ed il solito Guglielmo Tell Rossiniano a concludere. In Dove… Quando mi fa tenerezza un Mussida che canta con accento simil Mal dei Primitives, ma si sa… erano giovani. Curioso che sui titoli La Carrozza di Hans sia indicata come Live, come se gli altri brani invece non lo fossero, anche se quei continui applausi in sottofondo mmmhhh non me la raccontano giusta. Però credetemi, rimane pur sempre un gran bell’ascoltare.



LIVE IN CONCERT :

1 - Paper Charms (10:25)
2 - Out Of Roundabout (08:33)
3 - Four Holes In The Ground (10:44)
4 - Dove Quando (05:27)
5 - Altaloma nine Till five (09:06)
6 Chocolate Kings (15:08)


Il secondo di questi live, dal semplice titolo LIVE IN CONCERT, presenta anche qui la tipica formazione a 6, ma all’interno del mini libretto ci sono alcune note; sapendovi colti e forbiti lascio a voi la loro lettura in lingua inglese, anticipando solo i princìpi essenziali delle stesse: pare che in questa registrazione Lanzetti si cimenti per la prima volta alla voce, sollevando da questa incombenza Premoli, che sino ad allora aveva cantato nella quasi totalità dei brani, lasciandolo libero di dare il suo meglio alle tastiere. Inoltre si parla di Lanzetti, paragonandolo a Joe Cocker, si spiega chi sia la P.F.M., del loro tour europeo e americano, e del fatto che questo lavoro possa essere considerato il seguito di quel PFM COOK (che poi è il Live in USA uscito in Italia), e del fatto che abbiano pubblicato da poco Chocolate Kings, registrato in Italia, e che qui di questo album si possano ascoltare Paper charms, Out of the roundabout e la stessa Chocolate Kings. Aggiungo che fa sorridere la presentazione del gruppo all’inizio del concerto dove viene detto che il gruppo prende nome da un negozio di Firenze, salvo poi correggere ”o comunque Milano”... Vabbeh, a noi interessa la musica. Non voglio tediarvi ulteriormente, due (mini) concerti, molto simili, ma piacevoli, agili e veloci con qualche peculiarità per ognuno. Vorrei ripetermi raccomandando il fatto che non ho avuto tempo di cercare sul web se siano presenti o meno, mi meraviglierebbe il contrario in quanto di abbastanza facile reperibilità, però mi sembra che sul nostro blog non ve ne sia traccia, se invece così non fosse so che mi perdonerete lo stesso.
 
Buon ascolto e soprattutto buona salute a Voi tutti, Frank-One

 
Link In London
Link In Concert

Post by Frank-One with a little Captain's help