giovedì 22 giugno 2017

Miro - 1977 - Real life games


TRACKLIST :

1 - I am taken (5:35)
2 - Real life games (4:38)
3 - Hoo hoo the lights (4:22)
4 - Carly (4:06)
5 - Safari of love (6:08)
6 - Ok girl (3:32)
07 - Take my life (3:59)
8 - Flying oceans and mountains (4:47)



Dopo moltissimo tempo torno a postare un album personalmente (leggi con testi di accompagnamento miei), grazie all'amico Anonymous Benefactor, con il quale mi scuso per aver tenuto in stand-by per un tempo indeterminato  alcuni dei suoi graditi contributi. Ci occupiamo questa volta di Miro, cantautore dalla lunga carriera e paroliere di successo, anche se non di grande notorietà, almeno ai nostri giorni (i più curiosi di voi possono consultare su wikipedia l'accurata scheda a lui dedicata). La prima impressione di fronte a quest'album, ancor prima dell'ascolto, è quella di trovarsi di fronte ad un artista internazionale, e ciò è confermato dall'uso della lingua inglese in tutti i brani. Solo andando a dare un'occhiata al retro-copertina, e leggendo i nomi (e che nomi!) dei musicisti che collaborarono a quest'album, ci si rende conto di stare in italy.

A livello musicale il genere imperante è il funky, di gran moda tra l'altro ai tempi, con venature rock e disco. La miscela risulta piacevole e abbastanza varia, e non così ammiccante al successo commerciale da suonare sgradevole (anche se le strizzatine d'occhio al pubblico ci sono eccome). Si denota un ottimo lavoro chitarristico, strumento in evidenza in tutto l'album. Tra i consigli del capitano metterei "Hoo hoo the lights", un funk (disco) rock con un'insolita e piacevole apertura jazz nel ritornello (pezzo che può ricordare, per alcuni versi, il Micha dei giorni nostri) e "Safari of love", brano più lungo dell'album, con i suoi oltre 6 minuti e con parti strumentali più dilatate. Segnalo questo pezzo per un motivo particolare: non ci crederete ma, tra sonorità funky, parti cantate parrebbe da Amanda Lear e facili arrangiamenti sinfonici, mi è parso di udire, in un determinato punto della canzone, il riff di "Probiedad Prohibida" di Battiato. E questa cosa ad ogni ascolto anche successivo. Che volete che vi dica, probabilmente l'eccesso di caldo, weed and stress mi stanno giocando un brutto scherzo...

Miro in tutto il suo splendore

Anche il nostro vate Augusto Croce ha dedicato qualche riga al lavoro di Miro su Italianprog : "Un cantautore originario della provincia di Macerata, che aveva cominciato la carriera a Perugia negli anni '60 con il nome di Miro Banis, accompagnato dal gruppo I Transistors, e che dopo molti 45 giri ha pubblicato tre album negli anni '70. Per il secondo di questi, Real life games, la casa discografica cercò di lanciare Miro come artista internazionale, così l'album è interamente in inglese e con un produttore straniero, ed è spesso descritto come disco progressivo, anche se il suono è abbastanza commerciale con venature funky."


Hanno suonato:

Miro - Voce
Ken Stage - Chitarre
Marco Pellegrini - Batteria
Luigi Cappellotto - Basso
Gianni Dall'Aglio - Percussioni
Vince Tempera - Pianoforte, Sintetizzatore, Pipe Organo
Luigi Quaglia - Acoustic Piano



LINK

Post by A.B. & C. (respectively music and words)


martedì 20 giugno 2017

Roma drogata: la Polizia non può intervenire - 2007 - Colonna sonora originale del film (registrazioni del 1975)


TRACKLIST:

1 Roma Drogata: La Polizia Non Può Intervenire (Seq.1 - We've Got a Lord)
vocals – Sammy Barbot  4:36
2 Roma Drogata: La Polizia Non Può Intervenire (Seq.2)
vocals – Sammy Barbot  1:05
3 Roma Drogata: La Polizia Non Può Intervenire (Seq.3) 1:22
4 Roma Drogata: La Polizia Non Può Intervenire (Seq.4) 2:40
5 Roma Drogata: La Polizia Non Può Intervenire (Seq.5) 1:30
6 Roma Drogata: La Polizia Non Può Intervenire (Seq.6) 4:23
7 Roma Drogata: La Polizia Non Può Intervenire (Seq.7) 7:22
8 Roma Drogata: La Polizia Non Può Intervenire (Seq.8) 1:56
9 Roma Drogata: La Polizia Non Può Intervenire (Seq.9) 9:11
10 Roma Drogata: La Polizia Non Può Intervenire (Seq.10)
vocals – Edda Dell'Orso  1:00
11 Roma Drogata: La Polizia Non Può Intervenire (Seq.11)
vocals – Edda Dell'Orso  2:59
12 Roma Drogata: La Polizia Non Può Intervenire (Seq.12) 1:31
13 Roma Drogata: La Polizia Non Può Intervenire (Seq.13) 3:26
14 Roma Drogata: La Polizia Non Può Intervenire (Seq.14) 5:09
15 Roma Drogata: La Polizia Non Può Intervenire (Seq.15) 0:30
16 Roma Drogata: La Polizia Non Può Intervenire (Seq.16) 1:03
17 Roma Drogata: La Polizia Non Può Intervenire (Seq.17) 2:10
18 Roma Drogata: La Polizia Non Può Intervenire (Seq.18) 3:37
19 Roma Drogata: La Polizia Non Può Intervenire (Seq.19 - Titoli Strumentale) 4:24


Si tratta di un disco di rara bellezza che raccoglie la colonna sonora di un film del 1975, pubblicata in tiratura limitata (500 copie) solo nel 2007. Il film si intitola "Roma drogata: la Polizia non può intervenire" (in inglese "Hallucination Strip") diretto da Lucio Marcaccini. Se vi interessa è reperibile nella sua veste integrale su Youtube. La colonna sonora venne scritta da Alber Verrecchia, compositore francese (ma presumo originario italiano) che venne in Italia negli anni '60 formando il gruppo I Pyranas, con i quali incise due album usciti per la Arc. Negli anni '70 Verrecchia si dedicò principalmente alla realizzazione di colonne sonore, tra cui quella qui presentata. A differenza di altri compositori di colonne sonore, Verrecchia preferiva sonorità elettriche agli arrangiamenti orchestrali. Questo disco contiene brani interessanti in stile rock e  blues, con qualche influenza psichedelica.

Tra i musicisti partecipanti al disco ci sono i Cyan, le Baba Yaga, Toni Esposito ed il cantante Sammy Barbot (che forse ricordiamo meglio come conduttore di due trasmissioni televisive degli anni '80, Piccolo Slam e Popcorn). I Cyan sono una nostra vecchia conoscenza, ai quali va attribuito un 33 giri nel 1972 e una manciata di singoli; Le Baba Yaga erano un trio femminile che realizzò un singolo nel 1972; infine Toni Esposito che non necessita di presentazioni. In due brani appare anche la cantante Edda Dell'Orso, con la sua voce da soprano.

Insomma, un disco unico nel panorama delle colonne sonora che non poteva mancare sulle pagine della Stratosfera.


Ho trovato sul web una eccellente intera recensione di questo album (sul sito
caniarrabbiati.it), che vi voglio proporre nelle sua integrità.

"Per la parte strumentale di questa colonna sonora psichedelica, Verrecchia si avvalse della collaborazione del complesso dei Cyan, oltre al percussionista napoletano Tony Esposito, non ancora esploso come cantautore, ma con già alle spalle collaborazioni con Alan Sorrenti, Roberto Vecchioni, Francesco Guccini, Edoardo Bennato e Francesco De Gregori. I Cyan erano un quartetto italo-inglese composto da George Sims (chitarre), Roger Smith (basso), Alberto Visentin (tastiere) e Franco Di Stefano (batteria). Questo complesso era derivato dai Cyan Three, gruppo spalla di Patty Pravo ai tempi del Piper, che poi cambiò nome quando divenne un quartetto con l'arrivo del tastierista.

 I Cyan Three originali erano tutti inglesi ed includevano il batterista Gordon Fagetter, che uscì dal gruppo nel 1973. Per la parte vocale Verrecchia si avvalse invece di Sammy Barbot, Edda Dell’Orso e le Baba Yaga. Sammy Barbot, il cui vero nome è Jacques Edouard Barbot era un ballerino, cantante e presentatore, famoso in Italia per la conduzione della trasmissione musicale Piccolo Slam. Edda Dell’Orso non ha bisogno di presentazioni fra gli appassionati di colonne sonore perché è la voce indimenticabile di tutto il cinema italiano degli anni ’60–’70. Le Baba Yaga invece erano un gruppo vocale formato da Isabella Sodani, Rita Mariano e Patrizia Neri che lavoravano come coriste per la RCA ed hanno cantato in molti dischi di cantautori come Lucio Dalla, Francesco De Gregori, Rino Gaetano ed anche in alcune colonne sonore dei fratelli De Angelis come in Altrimenti ci arrabbiamo nella celebre Dune Buggy.


Il disco di "Roma drogata: la Polizia non può intervenire" non uscì all'epoca e dobbiamo ringraziare l’Associazione Escalation per avere recuperato le musiche, stampate nel 2007 in CD. Il film e il disco si aprono con “We've got a Lord”, un brano soul cantato da Sammy Barbot accompagnato dal coro delle Baba Yaga. Questo brano che troviamo nei titoli di testa, di coda e in altri momenti durante il film, non fu scritto da Albert Verrecchia, ma da sua sorella Évelyne Verrecchia con lo pseudonimo di Evelyn Lenton (in Italia più nota come cantante beat con il nome di Evy). Caso molto particolare: i titoli di testa riprendono proprio le fasi della registrazione del brano, per cui si vedono Sammy Barbot, i Cyan, le Baba Yaga e Albert Verrecchia. Questo brano è presente nel film anche in una versione più lenta di solo voce, durante la prima scena di sesso, ma questa traccia non è presente nel disco. Viceversa la traccia 19 è una versione strumentale di questo. La seconda traccia del CD, sempre cantata da Sammy Barbot, è un violento brano hard rock che non ha nulla da invidiare ai Led Zeppelin, grazie soprattutto agli splendidi riff di chitarra con effetto fuzz. Le tracce 3 e 9, che nel film accompagnano la scena di un droga party, sono invece uno stesso brano blues di lunghezza diversa con la chitarra di George Sims ancora protagonista con effetti wah-wah.


Ci sono poi alcune tracce che caratterizzano particolarmente questo film che sono sperimentazioni percussive e vocali al limite dell'avanguardia, dove spicca ovviamente Tony Esposito (tracce 4, 5, 8 e 18). La traccia 6 è un brano ipnotico ossessivo che rimarca il carattere psichedelico del film mentre la 7 è invece un lungo brano rock dominato dall'hammond di Visentin le cui sonorità ricordano i Deep Purple o Le Orme di Cemento Armato. I brani 10 e 11 sono caratterizzati dalla voce di Edda Dell'Orso e nel film si sentono consecutivamente durante una scena di sesso e allucinazioni. La traccia 10 è una ninna nanna (che ritroviamo anche nella traccia 16) con l'aggiunta di effetti di lastre metalliche con singhiozzi e lamenti di Edda. La traccia 11 ha invece una base rock-blues dove i vocalizzi di Edda mutano in grida di dolore e angoscia.

I Cyan
Nella traccia 12 si scatena invece Tony Esposito con ritmi “afro”, per un brano che nel film accompagna un incubo a tema cannibalico causato dall'uso di droghe. I brani 13 e 14 sono invece più soft-rock con basso e tastiere in evidenza insieme a voci distorte. La breve traccia 15 contiene il suono di una chitarra distorta con effetti stereo che la fanno passare da un canale all'altro. La traccia 17 è infine un brano di chitarra acustica che nel film viene suonato da un ragazzo, unico caso di musica diegetica di questa colonna sonora. Un disco che non può mancare agli appassionati di rock anni 70".

Buon ascolto



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Post by George

sabato 17 giugno 2017

Serie "New Italian Prog" n. 7 - Areknamés - 2007 - Live at Burg Herzberg Festival 2007


TRACKLIST:

1. Dateless diary (6.18)
2. The prison that few can see (17.57)
3. A new song (9.02)
4. Outcast (3.43)
5. Boredom (13.31)


FORMAZIONE 

Michele Epifani / voice, keyboards
Piero Ranalli / electric bass
Simone Antonini / drums & percussions
Stefano Colombi / acoustic & electric guitar


Sono da sempre un po' prevenuto nei confronti delle band italiane di new prog, e questo è indubbiamente un mio limite. Ho scoperto, se così si può dire, questo gruppo in tempi relativamente recenti, proprio in occasione dell'uscita di questo album live del 2007, registrato in Germania in occasione del Burg Herzberg Festival, raduno di band rock e prog rock nato nel 1968. Nonostante il nome, non aspettatevi nessuna evocazione dei suoni del nostro amato Franco Battiato. Gli Areknames (originari di Pescara, nati nel 2001 col nome Mors in Fabula), guidati dal poli strumentista e compositore Michele Epifani, hanno invece assorbito in modo massiccio la lezione dei Van Der Graaf Generator (con qualche puntata nel Canterbury Sound) con un suono che è in perfetta armonia con i canoni del progressive rock degli anni '70. La lunga cavalcata di The prison that few  can see, è emblematica, con una coda strumentale dominata dalle tastiere di Epifani (riscopre anche il mellotron) che ci riporta indietro nel tempo almeno di 40 anni.

Titoli e testi sono scritti e cantati esclusivamente in lingua inglese. Ammetto che gli Areknamés mi piacciono, e anche molto, e non speravo di poter ascoltare questa meraviglia negli anni 2000. Diciamo che questo post è un assaggio. Il gruppo ha registrato quattro  CD, tutti per la Black Widow Records: l'eponimo nel 2003, "Love Hate Round Trip" nel 2006, questo live nel 2007 e, infine, "In Case of Loss" nel 2010.  Se gli Areknamés saranno di vostro gradimento sarà uno scherzo postare i primi due album.

Per il momento buon ascolto. I commenti sono sempre graditi.



Post by George

mercoledì 14 giugno 2017

Serie "Historic prog bands live in Italy" - Capitolo 28 - Traffic & Spooky Tooth live in Bologna, 31.03.1973


Cari amici, ben ritrovati. Quest'oggi sono di scena due storiche band, Traffic e Spooky Tooth, insieme sul palco del Palasport di Bologna il 31 marzo 1973. Questo magnifico bootleg ha una storia un po' controversa. La mia copia, ad esempio, che ha pure un titolo, "Out of the Gridlock", indica come location il Palasport di Roma. Anche la data è inesatta: la back cover riporta il 2 aprile 1974. Per essere precisi i Traffic vennero in Italia nel 1974, per cinque date nel corso del mese di aprile: il 2 a Roma, il 3 a Napoli, il 4 a Pesaro, il 6 a Udine e l'8 a Torino. Ho trovato la registrazione di "Popoff" (mitica!) del 1° aprile 1974, condotta da Carlo Massarini, uno speciale di un'ora dedicato completamente ai Traffic proprio in occasione dell'imminente tour italiano. Ad un certo punto della trasmissione Jim Capaldi entra negli studi RAI per essere intervistato dallo stesso Massarini. Da brivido. Per la gioia (o la dannazione) dei completisti allego anche il file mp3 dell'intera puntata della storica trasmissione. Ricordo infine che due concerti del tour 1974 sono documentati, quello di Udine del 6 aprile e quello di Torino dell'8 aprile. Lo show di Roma del 2 aprile, citato erroneamente nel bootleg, non è invece documentato.


TRACKLIST CD 1:

Traffic - part 1

01. Shoot Out at the Fantasy Factory
02. Rock 'n' Roll Stew
 03. 40,000 Headmen
04. Roll Right Stones
05. Empty Pages

Spooky Tooth

06. Cotton Growing Man
07. I'm the Walrus
08. The Wrong Time
09. Moraih
10. Better By You, Better Than Me
11. Come Back To Me

La back cover del doppio CD con data e luogo inesatti
TRACKLIST CD 2:

Traffic - part 2

01. No Face, No Name, No Number
02. Glad / Freedom Rider
03. Tragic Magic
04. Sometimes I Feel So Uninspired
 05. Light Up or Leave Me Alone
06. Low Spark of High-Heeled Boys


TRAFFIC LINE-UP

Steve Winwood – guitar, organ, piano, vocals
 Jim Capaldi –  percussion, drums, vocals
 Chris Wood – flute, sax, vocals
 Rebop Kwaku Baah – percussion
 Roger Hawkins (o Rick Grech?) - bass
Jim Gordon - drums

Spooky Tooth - 1973 line-up
SPOOKY TOOTH LINE-UP

Mike Harrison – lead and backing vocals, piano, harmonica, percussion
Gary Wright – organ, backing and lead vocals, synthesizer
Mick Jones – guitar, backing vocals
Chris Stewart – bass
Mike Kellie – drums

Spooky Tooth live 1973
Le informazioni su questo concerto sono praticamente nulle. In particolare il connubio Traffic-Spooky Tooth non trova alcuna fonte. I Traffic con una line-up non perfettamente certa, sciorinano una sequenza impressionante di brani storici, parte dei quali tratti dall'allora ultimo disco, quel memorabile "Shoot Out at the Fantasy Factory", pubblicato nel febbraio 1973. Oltretutto è una grande occasione per ricordare sia Chris Wood (scomparso nel lontano 1983) che il grande Jim Capaldi, anche lui scomparso da molti anni (febbraio 2005). Il brano 40,000 Headmen è una composizione dello stesso Capaldi, cantata da lui stesso. 






Il set degli Spooky Tooth è altrettanto avvincente. La band capitanata da Mike Harrison e Gary Wright propone una manciata di grandi successi, tra cui la cover di I'm The Walrus dei Beatles, capolavoro incluso nell'album "The Last Puff" del 1970. La registrazione, pur essendo un audience, è complessivamente buona. Un grande documento sonoro da gustare dalla prima all'ultima nota.
Buon ascolto



Link CD1
Link CD2
Link Popoff 1974

Post by George


giovedì 8 giugno 2017

I Marc 4 - 1970 - Special Effects (vinyl)


TRACKLIST:

01. Metropolis  1:59  
02. Mathausen  2:11  
03. Scherzo in chiave di basso  1:45  
04. Sahib  2:04  
05. Tamburi in parata N. 1  1:56  
06. Tamburi in parata N. 2  1:57  
07. Suspence subacqueo  2:03  
08. Ossessione omicida  1:48  
09. Texana  1:22  
10. Battuta di caccia grossa  2:03  
11. Terzo Mondo  3:08  
12. Alba di guerra N. 1 / Alba di guerra N. 2   2:11 
13. Berkley '70  2:02  
14. Raffiche di guerriglia N. 1  1:32  
15. Raffiche di guerriglia N. 2  1:30  
16. Brazil sound  1:26  
17. Divisione Panzer  2:40  
18. Bongos suspence  1:39  
19. Thrilling mortale  1:34  
20. Cadenza di morte e distruzione  1:34  


Un bell'esempio di library music, genere musicale di cui i Marc 4 sono stati tra i più interessanti esponenti. Si tratta di una sequenza di 20 brani, molto brevi, composti per sonorizzazioni e colonne sonore. L'album in questione è datato 1970, rigorosamente in vinile e mai ristampato in CD. Nelle numerose discografie dei Marc 4 questo "Special Effects" non viene quasi mai citato. Se ne trova traccia su Discogs.  I Marc 4, insieme ad Alessandro Alessandroni, sono già apparsi sulle pagine della Stratosfera, per la precisione lo scorso anno, quando proponemmo "Shopping in Carnaby Street", datato 1969. Vi rimando al post in questione che troverete qui

I quattro componenti dei Marc 4 (il disco non ne fa menzione) dovrebbero essere Carlo Pes alla chitarra, Maurizio Majorana al basso, Antonello Vannucchi all'organo Hammond C3 (vero dominatore del disco), tastiere, pianoforte, vibrafono; infine Roberto Podio alla batteria. Che dire di più? I titoli sono alquanto divertenti e il disco scorre in un baleno.
Buon ascolto



Post by George

mercoledì 7 giugno 2017

Serie "Battiato & Friends Special Fan Collection" n. 58 (Serie "Bootleg" n. 242) - Franco Battiato - 2002 - Ferro Battuto Live a Ragusa (Castello di Donnafugata)


Ferro Battuto Live Donnafugata 2002 :

01 - Il cielo in una stanza
02 - Strani giorni
03 - Il cammino interminabile
04 - Shock in my town
05 - Il mantello e la spiga
06 - La canzone dell'amore perduto
07 - Ruby Tuesday
08 - La cura
09 - Bacterium
10 - E ti vengo a cercare
11 - La stagione dell'amore
12 - Nomadi
13 - Voglio vederti danzare
14 - L'era del cinghiale bianco
15 - Cuccuruccucu
16 - Stranizza d'amuri
17 - L'animale
18 - Gli uccelli
19 - Sarcofagia
20 - I treni di Tozeur
21 - Centro di gravità permanente
 

 Il barone di Donnafugata era un uomo di spirito. Nel giardino del suo "castello" aveva costruito un facile labirinto dai muri bassi, una panchina per innamorati con piccoli getti d'acqua che dovevano risultare tutt'altro che spiacevoli durante la canicola, una piccola casupola da cui il curioso ospite vedeva sbucare e precipitargli addosso un manichino di paglia. I visitatori tutto questo lo sapevano, ne erano divertiti e ne ridevano nei pomeriggi afosi all'ombra della Coffe house. Qualcosa di simile nella sera del concerto del nostro eroe al Castello di Donnafugata. Il percorso musicale disegnato per l'occasione è labirintico nel suo passare da "Il cielo in una stanza" a "Strani giorni", dai passi di TAI CHI de "Il mantello e la spiga" a un ulteriore detto siculo prima de "Il cammino interminabile", ma il pubblico sa e segue tutto.


Chi si perde è l'architetto che nell'eseguire dopo 10 anni "Nomadi" ha bisogno della mappa, smarrisce la via e si ritrova nel coro degli ammiratori che il pezzo lo ricordano benissimo. E poi, visto che gli ospiti sanno che al Castello ci si diverte, entra tra gli applausi Sgalambro. "Sei un poeta!" "Sei un grande!" E Battiato che sottolinea tutti i complimenti e li ripete al professore e attacca coi vari BACTERIUM!

Battiato rinvigorito dall'accoglienza, non si risparmia. Non fa mancare nessuno dei successi e nel vedere (vederci) ballare, cantare, ridere non dispiace risentire ancora "Cuccurucucu", "Voglio vederti danzare", "La cura". E poi  "E ti vengo a cercare" che ti entra sempre dentro, qualunque sia il contesto, anche "in questo secolo oramai all'inizio".


Insomma grande festa, che sopperisce alle carenze tecnico - acustiche e all'assenza (imprevista) degli archi che hanno penalizzato soprattutto le cover e i brani più rarefatti. E' la classica cronaca di un trionfo annunciato. Alla fine ci si risente sempre un pò nuovi, si ascoltano i commenti, si scruta tra le facce. Si canta. Ancora una volta la "frevi ci trasi nda l'ossa" e la sensazione puntuale si ripresenta. Un altro concerto all'aperto e in notturna ci ha fatto prendere una bella catarsi. Cough cough BACTERIUM!!!! :-))

All works by Antonio LM, posted by Captain
 

domenica 4 giugno 2017

Arti & Mestieri: gli anni '80 - Acquario (1983) e Chidren's Blues (1985)

Furio Chirico, the drum man
Gli Arti & Mestieri sono praticamente di casa sulle pagine della Stratosfera. Di loro abbiamo pubblicato nel corso degli anni dischi ufficiali (sia come gruppo che come solisti) e una considerevole collezione di bootleg con concerti registrati dal vivo. Ci soffermiamo oggi sulla loro produzione discografica degli anni '80, che comprende solamente due dischi; "Acquario", pubblicato nel 1983 e "Children's blues" nel 1985, entrambi ristampati in CD dalla Electromantic nel 2004. In sostanza si tratta del 4° e 5° album ufficiale del gruppo, dopo la trilogia degli anni '70 (Tilt, Giro di valzer per domani e Quinto Stato, quest'ultimo pubblicato nel 1979).  I due dischi degli anni '80 vennero pubblicati, come ricorda Augusto Croce su Italian Prog, da due piccole etichette discografiche, rispettivamente la Studio Records e l'Augusta Records ed ebbero una distribuzione locale. Questo almeno fino alla loro ristampa in CD. Tutto sommato è una buona occasione per riascoltarli ed apprezzarli.


Arti & Mestieri - Acquario (1983)


TRACKLIST:

01. Acquario
02. Funghi
03. Mescalito
04. Tiroxina
05. Rama
06. Muscle
07. Tango e debiti
08. Romantik bidone
09. Bobinga
10. Containers


FORMAZIONE

Furio Chirico - batteria pearl, batteria rototoms e octobans
Antonino Salerno - pianoforte elettrico Yamaha, pianoforte Fender Rhodes e Prophet's
Luigi Tessarollo - chitarra Gibson Les Paul, chitarra Kaway jazz
Guido Scategni - sassofono contralto, flauto traverso
Siro Merlo - sassofono tenore, sassofono baritono
Umberto Mari - basso Fender Precision, basso Jazz Band Fretless

Musicisti aggiunti

Willy Fugazza - chitarra (in Rama)
Flavio Boltro - tromba (in Funghi, Tiroxina e Containers)
Mauro Brignolo - trombone (in Funghi, Tiroxina e Containers)


Con una formazione completamente stravolta, nella quale l'unico componente della formazione storica è il solo Furio Chirico, gli Arti & Mestieri si riaffacciano sulla scena musicale con un album dove dominano le sonorità jazz e jazz rock. Le prime avvisaglie erano già contenute nel precedente album "Quinto Stato", del 1979, che prendeva le distanze dal prog tradizionale, oramai relegato (o quasi) nel cassetto dei ricordi. Chirico, leader indiscusso della formazione. il solo a tenere in vita la premiata ditta Arti & Mestieri, per l'occasione si circonda di musicisti di notevole spessore: Ottime le performance del chitarrista Luigi Tessarollo e dei due sassofonisti, Scategni e Merlo. Il disco, come riportato sulla copertina, è stato registrato in presa diretta e senza sovra incisioni il 17. 18, 19 e 20 gennaio 1983 al Dynamo Sound Studio di Torino. Insomma, un gran bel "live in studio" da gustare dalla prima all'ultima nota.




 Arti e Mestieri - Children's Blues (1985)


TRACKLIST:

01. Mulele
.02. Eby
03. Children's Blues
04. Ouagadougou
05. Next Time
06. Waiting for Laura at Banfora Hotel

Bonus tracks

07. Managua (lato A, singolo, 1984)
08. Lemon Vodka (lato B, singolo, 1984)


FORMAZIONE

Furio Chirico - batteria
Antonino Salerno - tastiere
Mario Petracca - chitarra elettrica
Claudio Bonadè - sassofono alto
Umberto Mari - basso
Pierluigi Mucciolo - tromba, flicorno
Johnny Capriuolo - trombone

Musicisti aggiunti

Flavio Boltro - tromba (in Ouagadougou e Waiting for Laura at Banfora Hotel)
Tony Palmieri - congas (in Waiting for Laura at Banfora Hotel)
Siro Merlo - sassofono tenore (in Next Time)


A due anni di distanza da "Acquario", Furio Chirico, con una formazione ulteriormente rimaneggiata degli Arti e Mestieri, in soli 5 giorni (11, 12, 15, 16 e 17 luglio 1985) registra un nuovo disco.. "Children's Blues" non si discosta dall'album precedente. Sei tracce, completamente strumentali, che propongono un buon jazz rock di maniera, ma che non destano particolari entusiasmi. Grandi professionisti. Tutto lì. Le due bonus tracks altro non sono che il singolo pubblicato nel 1984. Le tracce sono rimaste inedite su LP e CD. 


E così si conclude anche questo ennesimo omaggio agli Arti & Mestieri e al loro grande drum man, Furio Chirico. Vi lascio con il mio consueto augurio di 
Buon ascolto


Post by George

mercoledì 31 maggio 2017

Serie "Historic prog bands live in Italy" - Capitolo 27 - Gentle Giant 1972 Italian Tour


Qualche giorno fa sono stato bonariamente redarguito da un amico, anche lui grande appassionato di prog e fan sfegatato della Stratosfera, per il fatto di postare troppi concerti "di nicchia" (il riferimento agli In Cahoots era evidente), trascurando le band che hanno fatto realmente la storia del progressive internazionale. Toccato nel vivo, ho deciso di dedicare questo post ai leggendari Gentle Giant, tra le punte di diamante del progressive rock inglese. 

Ripercorrere la biografia dei Gentle Giant a beneficio di un pubblici di appassionati, di cultori e di perfetti conoscitori del prog in tutte le sue sfumature come quello della Stratosfera, è un po' come spiegare ai gatti come fare ad arrampicarsi. Saltiamo quindi a pie' pari la lunga storia artistica della premiata ditta Shulman & Co. per esaminare invece nel dettaglio questo loro primo tour italiani risalente al 1972, ricco anche di misteri e di aneddoti. Sulle date e sui luoghi toccati dal tour regna sovrana la confusione. Ho consultato molti siti, con i tour dates, spesso in contraddizione tra di loro e ho cercato di fare un po' di chiarezza. Bene, iniziamo il nostro viaggio.

Jesolo 1972
Si narra da alcune parti di un possibile primissimo concerto tenuto dai GG a Novara, nel luglio 1971, con gli Alluminogeni come opening act, ma non vi è alcuna traccia di questo evento e lo stesso management della band inglese rimanda al 1972 il primo tour italiano del Gigante Gentile. Nel 1972 i GG furono l'opening act dei Jethro Tull (abbiamo anche i loro concerti). Queste le date e le città toccate dalla prima parte del tour (con esclusione della prima ipotetica tappa del 31 gennaio a Milano, per la quale non vi sono né testimonianze né tanto meno conferme):

1° febbraio - Roma, Palazzo dello Sport (opening JT). Circa 20.000 spettatori seguirono il concerto;
2 febbraio - Bologna, Palazzo dello Sport (opening JT). Fecero due show, uno in prima serata, il secondo a tarda notte. Entrambi i set furono sold out con oltre 7000 spettatori. 
3 febbraio - Treviso, Palazzo dello Sport (opening JT). I primi manifesti indicavano come location il Bocciodromo Ovest (sigh!)


4 febbraio - Varese, Palazzo dello Sport (opening JT). Il concerto venne confermato dalla stampa locale.
5 febbraio - Novara, Palasport (opening JT). 
6 febbraio - Novara, Palasport (openimg JT). Questa data è assolutamente incerta. La testata Ciao 2001 la diede per certa, ma altre fonti dicono che il 6 febbraio i GG suonarono a Parigi. Altre ancora parlano di Bordeaux. E' verosimile che i GG e i JT tennero nello stesso giorno (il 5 febbraio) due concerti, come nel caso di Bologna; uno nel tardo pomeriggio, l'altro in tarda serata. 

Jesolo 1972
Ultimato questo primo spezzone di tour come supporter dei JT (i quali li odiarono a lungo per il successo ottenuto a loro discapito), i Gentle Giant ritornarono in Italia per due concerti estemporanei nei mesi di luglio e agosto 1972. In particolare in un giorno non ben precisato del mese di luglio si esibirono a Venezia. in occasione del Festival delle Arti, ma non vi è nessuna testimonianza al riguardo. Ad agosto, sempre in in un giorno imprecisato, i GG si esibirono al Lido di Jesolo, su una terrazza affacciata sul mare (vedi le due foto qui sopra). Alcune fonti riportano che una porzione del concerto venne filmata dalla RAI TV insieme ad una intervista a Phil Shulman che dichiarò l'imminente ingresso in formazione del batterista John Weathers. Circa tre minuti dell'esibizione live, senza l'intervista, vennero mandati in onda all'interno della trasmissione "Permette questo ballo?" (sigh!) il 14 novembre 1972. Altri 4 minuti dello show, con un brandello di intervista, finirono invece in "Adesso Musica" (sempre nel 1972, data sconosciuta).

 Chissà, forse un giorno o l'altro la ripresa integrale salterà fuori dalle sconfinate teche RAI. E' verosimile che i Gentle Giant vennero filmati più volte nella metà del 1972. Nel luglio 1972 la rivista "Musica e Dischi" scrisse che i GG trascorsero un breve periodo in Italia per una serie di riprese televisive. Uno di questi filmati venne realizzato a Milano, Molti ritengono che fu la prima apparizione televisiva  in assoluto dei GG. Si trattava di uno special di 45 minuti durante il quale la band propose numerosi brani live. Ma le cose non andarono bene e il film non ebbe seguito. In compenso i Gentle Giant, un po' frustrati, si rintanaronoin un bar dove si ubriacarono e crearono qualche problema nell'hotel in cui alloggiavano. Addirittura un articolo apparso su "Trouser Press" del 1976 riferiva che i Gentle Giant erano stati contattati per interpretare la colonna sonora di un film di animazione in italiano. Il progetto rimase pura fantasia. 


Altro aneddoto: i GG vennero filmati in un breve segmento live per una possibile loro inclusione nella serata finale del Festivalbar 1972. Mai visti. Ma l'aneddoto più gustoso arriva adesso. Due componenti della Formula Tre (i nomi non sono indicati) riferirono di essere stati filmati con i Gentle Giant in più occasioni nel corso dell'estate 1972, per alcune possibili apparizioni televisive. Gary Green ricorda che le due band suonarono insieme più volte, proponendo brani tratti dai loro rispettivi repertori. Realizzarono anche una lunga jam improvvisata. Se questo raro materiale video esiste ancora non ci è dato sapere, men che mai dove sia conservato (teche teche te?). Certo è che una bella jam tra Gentle Giant e Formula Tre nel 1972 ce la gusteremmo più che volentieri. Siamo quasi giunti al termine di questo confuso primo tour italiano dei GG. Oramai gruppo di punta e non più opening act di qualche altra band, il ritorno dei Gentle Giant venne annunciato da Ciao 2001 nella rubrica "sono in arrivo" (con un tour dal 12 al 22 ottobre - vedi ritaglio qui pubblicato). Venne invece cancellato. 


I Gentle Giant chiusero però il 1972 suonando il 29 e 30 dicembre, rispettivamente a Pordenone nel Salone della Fiera e a Bologna nel Palazzo dello Sport. Chi aprì questi loro due concerti? Gli Area, of course. Alcuni siti ci rendono edotti che questo show è documentato da un bootleg. Io però non l'ho mai visto in circolazione. 

Che cosa resta di documentato di questo storico primo tour in Italia dei Gentle Giant? Due concerti, quello di Bologna del 2 febbraio e quello di Novara del 5 febbraio. Amici, la caccia è aperta. Se possedete del raro materiale di questo tour FATEVI VIVI!!


Act 1 - Gentle Giant - Bologna, Palazzo dello Sport
2 febbraio 1972 (late show)


TRACKLIST:

01. Intro
02. Alucard
03. Funny Ways
04. Nothing At All (including drum solo)
05. Plain Truth (including violin solo)
06. The Queen


LINE UP

Derek Shulman - lead vocals, alto sax, bass (on Plain Truth, probably), percussion 
Kerry Minnear - keyboards, cello, vibes, bass (on Nothing at All), percussion (on Nothing at All), background vocals 
Gary Green - electric and acoustic guitar, percussion (on Nothing at All
Phil Shulman - trumpet, saxophone, background vocals  
Ray Shulman - bass guitar, acoustic guitar, violin, background vocals, percussion (on Nothing at All)
Malcolm Mortimore - drums, percussion


Tenuto conto che si tratta di un opening act, sia questo concerto che quello di Novara non vanno oltre i 45 minuti. Altra storia la performance dei Jethro Tull che si aggira intorno agli 80 minuti e anche più. Le cronache raccontano di uno show memorabile con un pubblico in delirio che li  richiese più volte sul palco, con conseguente grande inc.. di Ian Anderson, già noto allora per il suo carattere spigoloso, che richiese di sospendere per le successive date il supporto dei GG. Ma i contratto sono contratti e nemmeno il grande Ian Anderson riuscì nell'impresa. In compenso, i JT, per dimostrare di essere i number one, tennero dei concerti a dir poco memorabili.

A Bologna, come indicato sul biglietto, si tennero "due recitals", con prezzi popolari oscillanti dalle 1500 alle 2500 lire. In questo tour i brani sono tratti dal primo disco della band, "Gentle Giant", pubblicato nel 1970, eccezion fatta per Plain Truth, dal recente (allora) "Acquiring The Taste". Qui i brani sono dilatati, rispetto alle versioni in studio e includono ottimi assoli di batteria e di violino. Inutile sottolineare la bravura dei musicisti, veri virtuosi e modelli inarrivabili per molte band, anche nostrane. Alla batteria troviamo Malcolm Mortimore, (che sostituì il primo batterista Martin Smith),  che da lì a poco, ultimate le registrazioni di "Three Friends" , verrà rimpiazzato da John Weathers.
La qualità della registrazione è più che discreta, tenuto conto che ha "solo" 45 anni.

Act 2 - Gentle Giant - Novara, Palasport, 5 febbraio 1972


TRACKLIST:

01. Intro 
02. Giant 
03. Alucard 
04. Funny Ways 
05. Nothing at All 
06. Plain Truth 
07. The Queen 


La line up è assolutamente identica, mentre cambia la tracklist, con una diversa disposizione dei brani e la presenza di Giant. Nulla da aggiungere sulla bellezza del concerto. Anche in questo caso la registrazione è discreta (un po' di fruscio di sottofondo) tenuto conto della vetustà del documento sonoro. Il periodo che preferisco in assoluto è quello di "Octopus", anche se i Gentle Giant di Funny Ways e di Alucard continuano  a farmi venire i brividi. Le foto che seguono sono tratte dal tour italiano del 1972. Un enorme grazie al caro amico Danilo, che realizzò le copertine per uno dei suoi tanti blog, credo Live in Italy nel caso specifico. Vi lascio assaporare questi due storici concerti e come sempre mi accomiato con il classico Buon ascolto.




Link CD Live Bologna
Link CD Live Novara

Post by George