venerdì 23 febbraio 2018

Serie "Historic prog bands live in Italy" - Capitolo 40 - Gong, Piazza Navona, Rome, 27th June 1975


TRACKLIST:


Altri tempi, che rivivo con nostalgia. Siamo nel 1975: la rivista Stampa Alternativa sostiene le battaglie del Partito Radicale per la depenalizzazione delle droghe leggere (sì, proprio quelle che 42 anni dopo, leggasi marjuana, si possono utilizzare a scopo terapeutici e, in qualche Stato, anche a scopo "ricreativo"). Insieme a Muzak, altra grande testata storica, SA organizzò un free concert a Roma, niente meno che nella splendida cornice di Piazza Navona. Gli ospiti furono i Gong, gli Henry Cow e Robert Wyatt. Vi rimando a questo interessante sito dove potrete leggere, direttamente dalle pagine di Stampa Alternativa, le fasi di organizzazione del concerto. 


L'intera esibizione dei Gong venne registrata e ne venne tratto questo bootleg dalla qualità sonora veramente notevole. Dal sito "Saluzzi Home Record Collection" apprendiamo alcune interessanti notizie sulla formazione dei Gong in questo concerto. Innanzitutto vediamo che sono orfani del loro leader Daevid Allen e della sua compagnia Gilli Smith. In effetti il gruppo passò per un breve periodo nelle mani del chitarrista Steve Hillage (quello fotografato nella fontana del Bernini sulla copertina del bootleg). Questo assetto durò pochi mesi dato che nel dicembre del 1975 anche Hillage abbandonò il gruppo per intraprendere la sua carriera solista lasciando la leadership dei Gong al batterista Pierre Moerlen. Nelle note di copertina alla batteria è accreditato Brian Davison, batterista che effettivamente militò per un breve periodo nei Gong, da febbraio a luglio 1975, così come confermato dal sito ufficiale dei Gong. .

Il concerto, della durata complessiva di 56 minuti, lascia spazio a numerose jam e improvvisazioni, nella migliore tradizione dei Gong. Bellissimo. Qui sotto una serie di scatti fotografici di quella storica giornata.

Vi lascio con il consueto buon ascolto e con una anticipazione. Il prossimo "Historic prog bands live in Italy" ospiterà Pierre Moerlen, in un concerto registrato a Firenze nel 1978 (soundboard), gentile omaggio del nostro impareggiabile amico Marco Osel.  





Post by George


mercoledì 21 febbraio 2018

Giangilberto Monti - 1978 - L'ordine è pubblico? (vynil)


 TRACKLIST

1 L'Ordine è pubblico?
2 Algeri 1954
3 Storia di periferia
4 Tic-Tac
5 Storia di una nota
6 Dal nostro Inviato Speciale
7 Il Pruk
8 Balthazar

Testi e musiche di Giangilberto Monti

FORMAZIONE
Giangilberto Monti- voce
Ivan Cattaneo, Roberto Colombo, Roberto Manfredi- voci ospiti
Beppe Cantarelli, Massimo Luca, Maurizio Martelli- chitarra
Giorgio Azzolini- contrabbasso
Flaviano Cuffari- batteria
Mino Fabiano, Stefano Cerri- basso elettrico
Maurizio Martelli- chitarra elettrica
Claudio Pascoli, Hugo Heredia- flauti
Ebe Mautino, Mara Galassi- arpa
Alfredo Coppola, Michele Berrino- corno
Alberto Mompellio- tastiera
Roberto Colombo- polimoog
Bruno De Filippi- mandolino
Mario Arcari- oboe
Maurizio Preti, Renzo Bergonzi, Tullio De Piscopo- percussioni
Attilio Donadio, Hugo Heredia, Paolo Tommelleri- sassofono
Fermo Lini, Gastone Bregoli- tromba
Sergio Almangano-violino
Franco Mompellio, Francoise Goddard, Lella Esposito, Luigi Langella, Maurizio Martelli, Vanda Radicchi- coro
Valentino Maggioni-  produzione e coordinamento artistico


Giangilberto Monti è stato autore, tra gli anni 70 e gli anni 80, di diversi dischi, di poco successo a dire il vero, non particolarmente considerati dalla critica, nè rivalutati a posteriori. Eppure, amici, ci permettiamo, almeno per il lavoro che stiamo per proporvi, di dissentire.

Figura importante della scena milanese (è stato uno degli agitatori dello Zelig, poi collaboratore di Dario Fo) Giangilberto Monti inaugura la sua carriera discografica proprio con questo interessante “L’ordine è pubblico?” inciso nel fatidico ’77 (e si sente) e uscito nel ’78. L’album, mai ristampato in CD (ad eccezione di alcuni pezzi poi riproposti nella raccolta “Musicalmente scorretto” del 2011), è un disco assolutamente da riscoprire, sia per la bontà in sé di diversi pezzi, sia per l’assoluto valore musicale degli arrangiamenti firmati da Alberto Mompellio e Maurizio Martelli (anche se sul sito dell'autore  è accreditato solamente il primo). Si avverte infatti il “Milano Sound” dell’epoca, con una sezione ritmica ad alto tasso creativo (Cerri/Cuffari) e uno svolazzare di fiati, strumenti a corde, percussioni (c’è anche Toni Esposito), piani elettrici, arpe, nonché un’orchestra d’archi che suggella il tutto nel finale di ogni lato. Insomma, un gran bell’ascoltare, fidatevi.


L’apertura della titletrack è già programmatica: un rock meticcio che sostiene un testo di conflitto  metropolitano, una visione espressiva e drammatica che ricorda, per certi versi, alcune cose di Enzo Maolucci, di Claudio Lolli o di Gianfranco Manfredi, probabilmente il nome a cui, per radici e approccio stilistico, Giangilberto Monti appare più vicino. Non a caso, forse, dall’Ultima Spiaggia (etichetta movimentista fondata da Ricky Gianco e Nanni Ricordi) che aveva da poco pubblicato le cose migliori di Gianfranco Manfredi, arrivano rinforzi di qualità come Roberto Manfredi, Ivan Cattaneo e Roberto Colombo, che diverrà poi produttore e arrangiatore di altri LP di Monti.

“Algeri 1954” è una delicata ballata che rievoca un episodio della lotta di liberazione dell’Algeria (si avvicinava il venticinquennale), mentre “Storia di periferia” tratta il delicato (e all’epoca dirompente) dramma della droga: visto l’alto rischio di retorica a cui si poteva andare incontro, diciamo che il nostro Giangilberto ne esce sostanzialmente illeso (anche se siamo lontani dalla crudezza di una “Scimmia” di Finardi).


Anche gli altri pezzi scorrono bene, tra belle invenzioni come “Tic-tac” (sviluppata da un idea del poeta palestinese Hamzi Salem), brani più sostenuti come “Storia di una nota” (ancora con un featuring di Ivan Cattaneo), la lunga “Dal nostro inviato speciale”, musicalmente ben costruita, con una coda jazz-rock davvero pregevole. Tra i musicisti, è degna di nota anche la sezione fiati che vede all’opera gente del calibro di Mario Arcari, Claudio Pascoli e Hugo Heredia (quest’ultimo di area Cramps).


Giangilberto Monti pubblicherà in seguito altri album, inizialmente per la CBS, etichetta all’epoca assai mainstream (nello stesso ‘78 accoglie Claudio Baglioni in fuga dalla RCA), il che, con il senno di poi, ha un po’ penalizzato Monti, che sarebbe stato forse più valorizzato altrove: per dire, questo primo album non sarebbe affatto apparso come un intruso nel catalogo della sopra ricordata “Ultima Spiaggia”. Tra questi primi lavori, quello che ha avuto un po’ più di riscontro è stata sicuramente la rock-opera “Guardie e ladri” del 1982, da poco rimasterizzata e disponibile in digital downloading, che ospitava nomi quali quelli di Alberto Camerini, Anna Oxa, Francesco Di Giacomo, Bernardo Lanzetti e Flavio Premoli (co-autore della musica), con il quale, nel corso degli anni ’80, Monti scriverà anche canzoni per altri (Mia Martini, Fiordaliso, Anna Oxa).

Giangilberto Monti in un recente scatto
Nel frattempo Monti si dedica al teatro musicale e allo studio e alla valorizzazione della canzone francese, attraverso spettacoli, altri dischi nei '90, nonché trasmissioni radiofoniche: insomma diventerà un importante operatore culturale, anche nella veste di critico con libri legati alla musica e alla comicità, tra cui un’Enciclopedia della canzone d'autore (una Garzantina di inizio anni 2000), che ancora oggi gli appassionati ricordano per la massa notevole di errori e imprecisioni che contiene.

Per tutto il resto, se volete saperne di più, c’è la paginaWikipedia o il sito dell’autore.

NOTA- purtroppo il vinile da cui abbiamo effettuato il rippaggio ha vissuto tempi assai migliori. Chiediamo venia. Ciò nonostante, buon ascolto!


Post by Andrea Altrocanto, piccole rifiniture del Capitano

lunedì 19 febbraio 2018

Morgan - 1977 - Brown Out (aka The Sleeper Wakes) - Recorded in 1973


TRACKLIST:

01. Fire In The Head (5:01)
02. The Sleeper Wakes (6:07)
03. The Right (9:38)
04. What Is - Is What (19:56)


FORMAZIONE

Morgan Fisher - keyboards
Tim Staffell - vocals
Bob Sapsed - Fretless bass
Maurice Bacon - drums, percussion


Nell'ottica del "completismo", questo post segue a ruota quello recentissimo curato dal Capitano e  dedicato al disco di esordio dei Morgan. Ovviamente non sto a riproporre la biografia del gruppo, anche perché è già stata proposta in maniera ineccepibile. Mi limiterò quindi a fornire alcune  informazioni su questo secondo e ultimo lavoro del gruppo prog rock inglese. Innanzitutto va ricordato che le registrazioni dell'album avvennero, come per "Nova Solis", in Italia, negli studi RCA di Roma, tra gennaio e febbraio del 1973.  Il missaggio ebbe luogo nei Marquee Studios di Londra nell'aprile dello stesso anno. L'album venne però pubblicato qualche anno dopo in due diverse edizioni con titolo e copertine differenti: negli Stati Uniti ad opera dell'etichetta Passport Records nel 1977, col titolo "Brown Out"; in Gran Bretagna nel 1978, etichetta Cherry Red, col titolo "The Sleeper Wakes". Quest'ultimo è poi stato ristampato in CD dalla Angel Air Records nel 1999 con una copertina ancora diversa. "Brown Out", infine, è stato ristampato nel 2011 per il solo mercato giapponese dall'etichetta discografica Belle Antique. Qui sotto troverete la cover gallery.

Front cover edizione UK 1978
Front cover ristampa 1999
Back cover ristampa 1999
Inside cover ristampa 1999
L'album contiene quattro tracce, di cui una della durata di quasi 20 minuti posta in chiusura, che ricalcano le elaborazioni sonore che abbiamo avuto modo di conoscere e apprezzare nel disco d'esordio, con grandi virtuosismi, in particolare ad opera del tastierista Morgan Fisher e del suo sintetizzatore. 

E' tutto. Vi auguro Buon ascolto.



Post by George

domenica 18 febbraio 2018

Marino De Rosas - 1999 - Meridies (plus bonus CD)


TRACKLIST:


Il nome Marino De Rosas ai più non dirà nulla, o quasi. Invece porta con sé una lunga storia musicale, che affonda le radici nel primo beat anni '60, quindi nel pop anni '70, per approdare a due prove soliste di indubbio valore, basate sul suono della chitarra acustica. Una costante delle composizioni di Marino De Rosas è l'amore per la sua nativa Sardegna (è originario della Gallura), tradotto nell'uso di strumenti tradizionali e nella miscela delle tipiche  sonorità vocali del folklore sardo con i suoni elettrici e acustici.


Il suo percorso musicale inizia allorché, quattordicenne, ottiene in regalo una chitarra e, grazie alla passione per la musica trasmessa dal padre, impara i primi rudimenti. Con un gruppo di amici conterranei forma nel 1962 i Devils, una delle tante "cover band" sorte allora, che propongono brani di Beatles, Shadows, Ventures e altri gruppi beat loro contemporanei. Trasferitosi "in continente" (per la precisione a Milano) nel 1965, insieme al gruppo, De Rosas firma un contratto con la Southern Music e cambia nome ai Devils. Nascono così I Pelati, una tra le beat band italiane più originali dell'intero decennio anni '60, grazie anche al look controcorrente: ai lunghi capelli portati da Beatles, Stones e dai loro epigoni, contrappongono una bel cranio lucido, rapato a zero, antesignani di mode più recenti.


I Pelati si caratterizzano per una breve stagione musicale, anche se intensa, e per una altrettanto breve discografia. Riescono ad incidere solo due 45 giri, entrambi nel 1966. Nel 1967 viene pubblicato un EP per il mercato spagnolo che raccoglie le quattro tracce. Tra queste spiccano Come i ragazzi di via Paal, il brano più conosciuto, e l'originalissima Brunedda, un rock 'n roll cantato in gallurese e ispirato dalla musica tradizionale sarda. Il coro iniziale lo testimonia. Dopo alcune apparizioni televisive, insieme ai Nomadi partono per un tour italiano al fianco del cantante  italo-francese Salvatore Adamo. Piccolo aneddoto: nel corso dell’elezione di Lady Europa, a Cortina, i Pelati  ricevono l’Oscar come miglior complesso d'Europa e, a Salsomaggiore, l'Oscar dell'anticonformismo. Più che meritato.


Giunto nel 1967, l'anno di sublimazione della psichedelia internazionale (Sgt. Pepper's docet), Marino De Rosas propone una trasformazione della band ad iniziare dal look. I cinque Pelati si fanno ricrescere i capelli, cambiano il nome in Colours e firmano un contratto con la RI-FI Records. I Colours, anche in questo caso, non riescono ad incidere altro che due 45 giri. il primo nel 1967, il secondo nel 1968. Quest'ultimo contiene sul lato A una bella versione di Hush, di Joe South, proposta in versione Deep Purple Mark I.  Qui sotto due scatti fotografici dei Colours (che prima dello scioglimento abbrevieranno il nome in Colors).



 All'alba del 1969, conclusa l'avventura milanese, Marino De Rosas esce dal gruppo e si ristabilisce definitivamente in Gallura dove inizia un nuovo capitolo artistico. Come riportato sul suo sito ufficiale, che vi invito a visitare cliccando qui http://www.marinoderosas.com/index.html, messa da parte la Stratocaster si dedica alla chitarra acustica. Traendo ispirazione dalla musica popolare sarda, dopo aver messo a punto una particolare accordatura aperta, si dedica alla composizione di brani originali che saranno incisi nel 1990 su una musicassetta intitolata "Kiterras". E' un album di difficile reperibilità, quindi lancio il solito appello: se lo possedete fatecelo sapere, in modo tale da condividerlo sul nostro blog. Questa la copertina della MC


Dal 1991, dopo una serie di concerti in Sardegna e un’apparizione sulla TV nazionale, Marino De Rosas non si mostrerà più in pubblico, isolandosi nei suoi studi per riapparire solo nel 1997, dopo sei anni di silenzio, in un’edizione del Festival ICHNOS, nello scenario del Santuario di Santu Antine. Nel maggio 1998, partecipa alla tre giorni del Festival Internazionale di Danza di Praga, come solista e come accompagnatore di Ballo Sardo. Nello stesso anno svolgerà una densa attività concertistica da solista e in diverse formazioni. Nel frattempo, a partire dalla fine del 1996, Marino inizia a lavorare ad un nuovo progetto discografico intitolato "Meridies",  prodotto in seguito, da Andrea Parodi  per la Amiata Records e pubblicato nel giugno 1999 (il CD è stato ristampato nel 2006).

Dal 2000 in poi è attivo in numerosi concerti sia in Italia che all'estero, da solista e, per un breve periodo, nel duo Boke & Kiterras col cantante Andrea Parodi. Nel 2007 viene pubblicato un nuovo album, l'ultimo in ordine di tempo, dal titolo "Femina 'e mare", prodotto dall'etichetta indipendente Tronos. Siamo all'epilogo. Riassumendo la sua attività come solista, dal 1990 ad oggi, Marino De Rosas ha tenuto quasi mille concerti, esibendosi in teatri, auditorium, piazze, chiese, feste private, musei e siti archeologici, in Sardegna, in Italia e all'estero. Qui sotto tre immagini di Marino De Rosas "yesterday & today" (tratte dal suo sito ufficiale)




Ultima annotazione: il disco è postato su un'unica traccia.

Bonus CD - I Pelati e i Colours - 1966/1968


I Pelati - Singoli - 1966

01. Pepe e Miele (I Don't Love You No More) (lato A, 1966)
02. Brunedda (lato B, 1966)
03. Come i ragazzi di via Paal (lato A, 1966)
04. Oh, Giorgio (lato B, 1966)


Premessa: avevo già postato nel 2013 i singoli de I Pelati, ma il link è da tempo inattivo. Una buona occasione per riascoltarli. Riecco quindi i due 45 giri registrati dal gruppo nel 1966. Il primo contiene una cover degli Hot Rods tradotta in italiano in Pepe e Miele. Il lato B presenta invece la divertente Brunedda, già cavallo di battaglia dei Devils. Il secondo singolo, pubblicato qualche mese dopo, include sul lato A Come i ragazzi di via Paal, brano che verrà riscoperto e apprezzato anni dopo, quando si inizieranno a cercare le gemme dimenticate del beat italiano, Sul lato B appare l'anonima Oh, Giorgio. Nel 1967 l'etichetta Belter pubblica, solo per il mercato spagnolo, un EP contenente i quattro brani. Qui sotto la copertina.


La formazione dei Pelati era la seguente: Marino De Rosas e Franco Terzitta alle chitarre, Tony De Rosas all'organo, Giorgio Asara al basso e Paolo Careddu alla batteria.



I Colours - Singoli - 1967/1968

05. Con un sorriso (lato A, 1967
Detroit City (lato B, 1967 - missed)
06. Hush (lato A, 1968)
07. Anniversario dell'amore (lato B, 1968)


Il primo singolo dei Colours è raro, ma reperibile sul mercato on line. In questo post manca dunque il lato B, Detroit City, cover di un brano di Tom Jones. Il gruppo, a cavallo tra il 1967 e il 1968, tiene una serie di concerti un po' in tutta Italia. Proprio nel 1968 incidono una cover di Hush, in perfetto Deep Purple style, brano che verrà inserito negli anni successivi in numerose compilation. 
Intanto avvengono alcuni cambiamenti nella formazione: Terzitta cede il posto a Franco Scorza, mentre Asara viene sostituito da Marco Menna. Alcuni dissapori con la casa discografica li porta a rompere anche con la Ri-Fi e a modificare il nome in Colors. Con questa denominazione realizzano un altro 45 giri, su etichetta Eleven Music, contenente un brano di Miriam Makeba, Malaika. Assolutamente introvabile.

E così si conclude questo lungo post dedicato a Marino De Rosas. Resta fuori il suo secondo disco solista che potrà essere oggetto di un prossimo post. Sempre che possa interessarvi.
Buon ascolto


Link Meridies
Link Bonus CD

Post by George

martedì 13 febbraio 2018

Maria Monti - 1976 - Muraglie (vynil)


TRACKLIST

1 Non ho mai visto il mare 
2 La Mazurchica      
            3 Inserto P.M.          
            4 Polli sterilizzati     
            5 Sommario + Inserto Muraglie (Canzone del carcerato)        
            6 Nella tua casa       
            7 Il girotondo dell'aborto   
8 Sono Donna + Inserto Muraglie
9 Dulcinea    
10 Latrin lovere      
11 La Bella Addormentata+ Muraglie     
12 Ti ricordi Nina

FORMAZIONE

Maria Monti - Voce
Tony Ackerman - Chitarre, armonica a bocca, acqua, bicchieri
Luca Balbo - Chitarre, viola, mandolino, piano stonato, bicchieri
John Heineman -Trombone
Roberto Laneri - Sax soprano e clarinetto basso
Mimi Gates e Luisella Mantovani - Voci

Arrangiamenti di Tony Ackermann e Luca Balbo


C’è un clichè, che forse sarebbe ora di cominciare a smontare, quello della canzone politico/sociale caratterizzata esclusivamente da facili slogan veicolati da una musica di immediata presa (La- MI+ Re-, se non il DO/SOL tipico degli stornelli). Pezzi, insomma, costruiti per essere cantati in coro nelle manifestazioni di piazza degli anni Sessanta e Settanta. Se in qualche caso ciò è vero, bisognerebbe però rivalutare alcune esperienze che invece hanno tentato coraggiosamente strade diverse, spesso ostiche, in certi casi al limite dell’avanguardia, in una concezione progressista dell’arte sociale. Basti fare il nome di Giovanna Marini, o ascoltare con orecchie attente alcuni dischi di Paolo Petrangeli (quelli da “Lo sconfronto”, 1976, in poi), oppure la produzione anni 70 della milanese Maria Monti.

Il nome di Maria Monti, se si può dire poco noto al grande pubblico, non è certo sconosciuto a chi segue da vicino le vicende della canzone italiana. Classe 1935, personaggio eclettico che si spese tra teatro, cabaret, canzone e cinema, Maria Monti è un tassello fondamentale nella definizione in Italia di un’idea di canzone d’autore. E’ infatti da fine anni 50 che comincia la sua storia musicale, quando, frequentando l’ambiente del Santa Tecla, si lega in un sodalizio che sarà artistico e, per qualche tempo sentimentale, con Giorgio Gaber (da cui ne uscirà a pezzi). Ma cruciale fu anche la collaborazione con il regista Filippo Crivelli: è lui a proporre a Maria Monti, che aveva già cominciato a scrivere diverse canzoni dotate di singolare piglio e originalità, di portarle in teatro. Ne nasce lo spettacolo “Le mie canzoni e quelle degli altri”, che fa da apripista ad altre esperienze analoghe (la più famosa delle quali è quel “Milanin Milanon” che vedrà il ritorno alle scene di Milly e l’esordio di Enzo Jannacci), ma anche, due anni dopo “Il Giorgio e la Maria”, diviso a metà, appunto, con Giorgio Gaber. I due portano a Sanremo “Benzina e cerini” e scrivono insieme diverse canzoni, tra cui quella che resta ancora oggi un vero hit del Gaber pre-Luporini, vale a dire “Non arrossire” (per motivi discografici co-firmata anche da Mogol, che pure non ne scrisse nemmeno una parola). E’ Maria Monti, tra l’altro, ad ascoltare casualmente da un portiere di un condominio la canzone popolare milanese “La Balilla”, e ad avere l’idea di rielaborarla ed inciderla, sempre con Gaber, facendone un classico.


 Nello stesso 1961 la RCA, le pubblica “Recital”, uno dei primissimi dischi di canzone d’autore al femminile (magari ne riparleremo prossimamente sulla Stratosfera, se volete), e da lì parte la sua carriera discografica che si svilupperà però fuori dalla RCA, a cui, prima della polemica rottura, “regala”, a sentire la stessa Maria Monti, l’invenzione del termine “cantautore” coniato durante una riunione con, tra gli altri, Vincenzo Micocci (il quale a sua volta si attribuisce la paternità dell’amata/odiata, ma fortunata, parola). Dopo una seconda metà dei Sessanta dedicata esclusivamente al teatro e al cinema, nei ’70 (ed ecco che ci avviciniamo all’oggetto del nostro post), riprende con regolarità la sua attività discografia con diversi album in cui le tematiche politiche-femministe sono sempre più in rilievo, ma via via sempre più inserite in un contesto sonoro spiazzante, sperimentale, in cui suggestioni folk (centrale in tal senso la figura del suo stretto collaboratore, Luca Balbo) si innestano su tappeti ora minimalisti, ora su strutture tipiche della musica colta contemporanea, il tutto solcato da una vocalità aperta, libera, fuori dagli schemi. I nostri lettori conoscono già, per essere stati oggetto di precedenti post lo straordinario “Il Bestiario”, 1974, inciso con Alvin Curran e Steve Lacy, o la sua partecipazione nel ’77 al gruppo Prima Materia con cui pubblica un osticissimo album, “The tail of the tiger”, interamente imperniato su tecniche armoniche orientali (QUI).


Questo “Muraglie”, dello stesso ’77, che ora andiamo a presentarvi, mai ristampato in vinile e finora, per quanto ne sappiamo, non reperibile in rete, è l’unico inciso per la storica etichetta IT di Vincenzo Micocci (guarda un po’ chi si rivede...), che in quegli anni era tesa a valorizzare le autrici, in un collegamento ideale tra le pioniere e le “cantautore” che cercò di lanciare, con alterni successi, all’epoca (Roberta D’Angelo, Nicoletta Bauce, Grazia Di Michele, Carmelita Gadaleta).


L’album prende spunto dal precedente “Il Bestiario”, cercando tuttavia di smussarne le istanze più radicali in una versione più fruibile, seppure sopravvivano in alcuni pezzi effetti rumoristici e accenni alla musica contemporanea. Degna di rilievo è la presenza di Roberto Laneri (musicista, ricercatore e studioso, già compagno di avventure nei già citati Prima Materia), nei credits curiosamente storpiato in Lanevi. Si tratta di un concept album sulla condizione femminile, in cui molti brani fluiscono l’uno nell’altro, con interventi recitati e con un inserto originale, appunto “Muraglie”, vecchio pezzo del ‘35, che torna ironicamente spesso a fare da collante.


Molti i brani interessanti, dalla giocosa “La Mazurchica” (dal repertorio di Violetta Parra), a “Polli sterilizzati” (cover di Gualtiero Bertelli) , dalla polemica “Girotondo dell’aborto”, alla parodistica “Latrin lover”,  dalla sambata “Nella tua casa” fino alla rilettura finale di “Ti ricordi Nina” (forse ispirazione per “La Fata” di Bennato?) di Gianni Nebbiosi, anch’egli compagno nei Prima Materia, in una versione più straniata. Unica nota stonata: una copertina di rara bruttezza. Maria Monti, alla veneranda età di 82 anni, porta ancora avanti una vivace attività artistica: proprio nel 2017 ha riportato in scena un nuovo spettacolo, annunciando, a distanza di quarant’anni dal precedente, un nuovo album di inediti.

NEW LINK


Post by Andrea Altrocanto

domenica 11 febbraio 2018

Serie "New Italian Prog" n. 8 - Calliope - 2002 - Generazioni (live & studio)


TRACKLIST:

01. La prova (live)
02. Pensieri affascinanti (live)
03. Margherita a Rodi (live)
04. Luci ed ombre (inedito - live)
05. Non ci credo più (studio)
06. Lunario (studio)
07. La terra dei grandi occhi (studio)


FORMAZIONE (nei brani live)

Massimo Berruti - voce solista
Rinaldo Doro - tastiere
Mario Guadagnin - chitarra
Enzo Martin - basso
Gianni Catalano - batteria

FORMAZIONE (nei brani in studio)

Alessandro Amato - voce solista
Enrico Perrucci - tastiere
Francesco Lannocca - chitarra
Andrea Crovagna - basso
Flaviano Sciarpa - batteria


Ho scelto per questo post l'ultimo album, in ordine di tempo, pubblicato dai torinesi Calliope, a mio avviso tra i migliori esponenti del neo prog italiano degli anni '90, Il titolo è "Generazioni" ed è suddiviso in due parti: la prima comprende quattro tracce registrate dal vivo il 20 dicembre 1993 al Teatro Garibaldi di Settimo Torinese, mentre la seconda include tre brani registrati nel 2000 negli Electromantic Synergy Studios, a Colombaro di San Sebastiano. La casa discografica Elecrtromantic e i relativi studi di registrazione sono di proprietà di Beppe Crivella, un nome, una garanzia, da noi ben conosciuto e apprezzato quale tastierista degli Arti e Mestieri, dei quali i Calliope sono conterranei. La parte live rivela in pieno il suono dei Calliope degli esordi, con ampio uso dell'organo Hammond da parte di Rinaldo Doro, fondatore del gruppo. Una parte della critica li paragonò allora a band quali i Latte e Miele e a Le Orme. Non è cosa da poco.

"Generazioni" è una sorta di raccolta antologica che chiude il cerchio della produzione discografica dei Calliope iniziata nel 1992 con l'uscita dell'ottimo album "La terra dei grandi occhi" e proseguita nel 1993 con "Città di frontiera" e, infine, con "Il madrigale del vento" del 1995. La cosa curiosa è il cambio totale di formazione, frutto di una serie di scioglimenti e ricomposizioni avvenuta tra il 1996 e il 2000. Sta di fatto che nella sezione in studio non appare nessuno dei componenti originari. Due gruppi totalmente diversi che portano lo stesso nome. Personalmente la formazione in studio non mi dispiace per nulla: ottimi professionisti e strumentisti che sciorinano tre brani di particolare bellezza intensità Poteva essere il preludio per una nuova stagione musicale. ma così non è stato. Lascio a voi il giudizio e, come sempre, buon ascolto.


Link

Post by George